Dimentica il portafogli in aeroporto, una coppia di nordafricani fa 300 km per restituirglielo

di Redazione | 19/10/2017

portafogli

Lui dimentica il portafogli in aeroporto. Una coppia di nordafricani copre 287 chilometri in 3 ore di auto per restituirglielo. È il singolare e sorprendente episodio capitato ad uno scrittore, Fabio Geda, 45 anni, durante un viaggio da Torino al Nord della Sardegna, dove si recava per parlare al Festival Tuttestorie della Letteratura per ragazzi. È stato lui a raccontare l’accaduto, in un lungo post su Facebook.

IL PORTAFOGLI DIMENTICATO IN AEROPORTO

Geda si era accorto di aver lasciato all’aeroporto di Fiumicino, su una sedia del gate, il suo giubbotto con dentro portafogli, documenti e altre carte. E aveva provato inutilmente a chiedere aiuto agli uffici dello scalo romano di Cagliari. Gli addetti gli ripetevano che nessuno poteva mettersi a cercare l’indumento e che doveva essere qualcuno a segnalarne la presenza e magari consegnarlo all’ufficio sugli oggetti smarriti. Lo scrittore temeva di avere ormai definitivamente perso il giubbotto. In realtà era finito in buone mani. La buona notizia arriva alla fine dell’intervento a Valledonia, in provincia di Sassari. Una donna africana si avvicina all’autore di libri per ragazzi e gli dice: «Questi sono tuoi».

I BENEFATTORI

«Io – ha scritto Geda su Facebook ricordando quel momento – non credo ai miei occhi. Non capisco. Cosa ci fanno il mio giubbotto e il mio portafoglio abbandonati a Fiumicino, a Valledoria, tra le mani di una donna nordafricana? Balbetto: Grazie. Ma. Com’è che li hai tu? Chi sei? Lei con un accento marcato ripete: Ti ho cercato su Facebook. Te li ho portati. Io prendo il giubbotto, prendo il portafoglio, lo apro. Lei dice: C’è ancora tutto. (E intanto attorno ragazzini che mi tirano la camicia, uno che mi chiede se esiste il libro di Stranger Things, un’altro che mi chiede se gli firmo il diario). Sono stordito. Mi sporgo e abbraccio la donna. Lei ricambia. Dico: Ma grazie. Ma spiegami. Lei parla di un volo da Fiumicino, stesso pomeriggio, stesso gate. Mi ha cercato su Facebook. (Intorno i ragazzini che ridono e parlano e chiedono)».

 

 

La donna rifiuta anche un regalo. «Vorrei fare altre cinquanta domande, ma sono troppo confuso, così senza pensarci semplicemente apro il portafoglio, prendo gli ottanta euro che avevo e faccio per darglieli. Lei rifiuta, dice: No, solo venti. Se posso chiederteli. Ché per portarteli sono venuta da lontano. Insisto che li prenda tutti e ottanta. Lei ripete no, bastano venti. Io prendo i venti, ci nascondo dentro una banconota da dieci e glieli do. Lei sorride. Ci abbracciamo di nuovo. Alle sue spalle, in quel momento, noto un uomo, nordafricano anche lui. La sta aspettando. Vociare dei ragazzini. La donna mi saluta e un secondo dopo non ci sono più». Ora lo scrittore vorrebbe ancora incontrare di nuovo i due, per ringraziarlo ancora una volta e per ascoltare la loro storia. «E tu, tu che mi hai cercato su Facebook. Tu, che non mi hai neppure detto come ti chiami. Se leggi questa storia, mi scrivi per favore? Vorrei ancora dirti grazie», ripete Geda.

(Foto Zumapress da archivio Ansa. Credit: Nicolas Maeterlinck / Belga via ZUMA Press)