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Asia Argento a Carta Bianca: «Sulle violenze ho taciuto per paura, non per interesse» | VIDEO

«A 21 anni mi sentivo una donna del mondo, avevo vinto due David di Donatello, sentivo che non sarebbe mai successa a me una cosa del genere, perché ero già arrivata nel mio mestiere, almeno in Italia. Ma ero ridotta a preda di questo predatore». «È stato uno dei più grandi predatori seriali della storia. È allucinante come sia riuscito a farla liscia per tutti questi anni». È uno dei passaggi dell’intervista che Asia Argento ha rilasciato ieri a Bianca Berlinguer per Carta Bianca, in onda su Raitre, per raccontare la terribile esperienza vissuta da giovanissima, violentata dal noto e potente produttore cinematografico Harvey Weinstein, che in queste settimane viene travolto anche dalle accuse di altre attrici.

 

 

Sono a Berlino «per andarmene dall’Italia dove tirava un clima di tensione abbastanza pesante nei miei confronti, della mia famiglia e quindi avevo bisogno di respirare», ha detto l’attrice manifestando il proprio malessere per alcune reazioni alla sua storia. Weinstein – ha affermato – «era uno dei produttori più importanti del cinema mondiale, che per almeno trent’anni ha dominato il cinema mondiale, ha imposto i suoi film agli Oscar. Poi le cose non gli sono andate bene. Ultimamente era diventato dal numero tre al 200esimo. Questo vuol dire che aveva perso molto potere perché la gente ne aveva abbastanza. Non solo delle sue violenze sulle donne, che erano note a tutti, ma anche di come trattava gli autori, i registi. Tagliava i loro film. Era una violenza anche per i collaboratori, le sue assistenti. È stata una violenza lunghissima, lunga trent’anni».

ASIA ARGENTO: «HO DENUNCIATO LA VIOLENZA DUE ANNI DOPO IN UN FILM»

Asia Argento ha risposto anche alle critiche ricevute per aver denunciato la violenza sessuale subita a distanza di molti anni. «Io non ho aspettato vent’anni – ha spiegato -. Dopo due anni dalla violenza avevo denunciato con un film che avevo diretto, ‘Scarlet Diva’. Avevo raccontato per filo e per segno quello che era successo». Poi una spiegazione del modus operandi di Weinstein: «Lui riusciva a portare ragazze ventenni all’inizio della loro carriera in una stanza d’albergo grazie ad alcuni facilitatori che portavano le ragazzine in camera. Non assaltava subito. Ti chiedeva delle cose della tua vita, sembrava un amicone. Poi andava in bagno a tornava con un accappatoio e una crema chiedendoti un massaggio. E questo era sconvolgente: ritrovarsi con un uomo alto tre volte te e largo quattro volte te che ti chiede un massaggio. Mia madre mi aveva insegnato di dare un calcio nelle palle e scappare ma in quel momento io ero pietrificata e così tante altre donne».

ASIA ARGENTO: «NON HO MAI PIÙ LAVORATO CON WEINSTEIN»

L’attrice ha detto di essersi sentita anche in un certo senso responsabile dell’accaduto. «In quel momento – ha continuato nel suo racconto -, per il fatto di non essere riuscita a scappare, non ho avuto il coraggio di denunciare. E non perché volevo lavorare con lui, come hanno scritto alcuni: io non ho mai più lavorato con quest’uomo. Il mio unico potere in quel caso era non accettare più il film che mi proponeva, anche regali. Lui proponeva qualsiasi tipo di regalo, voleva comprarmi un appartamento, pellicce. Il mio unico potere era rifiutare questi regali schifosi. Mi sentivo male perché mi vergognavo di quello che era successo, non riuscivo a raccontarlo a nessuno. Ci ho messo tempo a dirlo a mia madre. A mio padre glielo ho detto solo ora, dopo tanti anni. Mi sono sentita debole e non volevo sentirmi tale». E ancora: «Questa violenza ha spezzato i miei sogni. E ha cambiato soprattutto la percezione che io avevo di me stessa. Pensavo di essere forte ma ho scoperto di non esserlo».

ASIA ARGENTO: «WEINSTEIN DI FACEVA SUBITO FOTOGRAFARE CON LE VITTIME»

Asia Argento ha chiarito di non aver avuto mai una relazione con Weinstein ma di averlo incontrato di persona in più occasioni. Durante le quali lui avrebbe assunto un singolare atteggiamento. «Nei 5 anni successivi – ha ricordato – lo incontravo molto spesso nei festival. Lui si faceva fotografare con me e con tutte le altre vittime, si faceva per prima con noi le foto, per poi utilizzare un giorno per fare vedere che eravamo amiche sue». Un escamotage. Anche imbarazzante. «Quando arrivava alle prime dei miei film ero sbigottita, e non sapevo reagire quando si attaccava a me e chiamava un fotografo per farsi fotografare», ha detto Asia Argento. «A volte mi ha perseguitata. Ci sono testimoni. Io ero ai festival, lui piombava in camera di notte. Lo incontrai prima che uscisse il film che avevo fatto con lui che si chiamava B. Monkey per discutere del lancio, c’era la sua assistente, mi sentivo protetta. Poi l’assistente è andata via e lui ha fatto la stessa cosa. Io, che ero già stata vittima, mi sono sentita ancora più schifosa. È terribile sentirmi io schifosa per quello che ho subìto».

 

 

ASIA ARGENTO: «HO TACIUTO PER PAURA, NON PER INTERESSE»

Non è mancato un giudizio critico sulla stampa. «I giornalisti in Italia vogliono chiamarci prostitute, il perché non riesco a capirlo». Negli Usa Weinstein «è riuscito a bloccare degli articoli che giornalisti provavano a fare uscire come rumors. Riusciva ad insabbiare tutte le prove con tutte le sue connection politiche». E poi:«Non ho denunciato non per la paura di perdere la carriera. Pensavo: ‘Riuscirò a mettere via questo trauma e andare avanti e voltare pagina perché il cinema non è così mostruoso’. E non lo è, non è solo il mondo dello spettacolo ad essere sporco». La scena dell’incontro con il produttore in Scarlet Diva è stata un modo – è la spiegazione della regista – per «usare la macchina da presa come fucile per sparare indietro a chi mi aveva fatto così male». «Quando ho scoperto che era capitato anche ad altre donne io l’ho detto, avevo 23 anni quando ho fatto il film, ma nessuno ha ascoltato. E ci sono anche amici giornalisti, attori, produttori ai quali avevo raccontato la storia. Il mio non era interesse a tacere. Ma paura».

 

 

Infine, un invito ad uscire allo scoperto e raccontare le violenze subite. «Spero che le persone si possano rivedere nelle mostruosità che mi stanno accadendo. Penso, con tutte queste donne che stanno denunciando, che questo sia un momento importante per il Paese».

(Immagine da video Rai)