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L’alternanza scuola – lavoro? A spalare letame

Aveva un sacco di ottimismo S.R, di 17 anni. Doveva trascorrere il suo periodo di Alternanza scuola lavoro in una azienda agricola innovativa. Peccato però che le cose siano andate diversamente.

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A raccontarle è il ragazzo stesso a La Tribuna di Treviso.

S. R., al quarto anno dell’istituto agrario Sartor di Castelfranco, che per due settimane è stato costretto a svolgere il “lavoro sporco”. Non in senso lato, ma nella reale accezione del termine. «Dalle otto del mattino fino a mezzogiorno dovevo pulire con acqua e badile le stalle delle mucche», spiega sconsolato il diciassettenne di Vedelago, S. R., «Poi, dalle 16 alle 19, toccava spalare il letame di tutta la stalla».
L’azienda vedelaghese e lo stesso istituto superiore aveva promesso a S. uno stage per conoscere i nuovi metodo di mungitura delle mucche: robot, sistemi di valutazione della portanza delle mammelle, schede tecniche e processori intelligenti capaci di fermarsi non appena le mammelle erano munte. «Niente di tutto questo», riferisce lo studente, «solo un concreto tentativo di mettermi a supplire la più bassa manovalanza aziendale». Tutte le aspettative sono state deluse: è il bilancio giovane S..

Il 13 ottobre, in piazza Castelfranco, è stato il primo a prendere la parola durante l’assemblea pubblica organizzata dalla Rete degli Studenti Medi di Castelfranco: megafono in mano e tanta rabbia da condividere con i coetanei di tutti gli istituti superiori castellani. «Ho spalato letame per due settimane di fila» ha raccontato agli altri studenti in piazza, «non è stata un’Alternanza scuola lavoro all’insegna dell’inserimento professionale, ma piuttosto un’esperienza tutta da dimenticare». Una “Buona scuola” che foraggia gli studenti castellani di «brutti ricordi», o come meglio li definisce S. R., «di esperienze totalmente inutili, che non aiutano lo studente a mettersi alla prova con il mondo del lavoro».

S. è molto categorico nel farsi intendere : «Spalando letame tutto il giorno non ho imparato niente dell’attuale economia agroalimentare veneta».

«Altri compagni di classe – ha poi spiegato al giornale – hanno svolto le ore di Alternanza Scuola lavoro in alcuni vivai nella zona di Riese; il loro ruolo è stato quello di togliere le foglie secche dalle piante». S. non ha mai visto il suo tutor. Nessuno con cui potesse confrontarsi per capire come migliorare quel periodo di stage.

(in copertina foto NICOLAS ARMER/dpa)