E se la straordinaria acustica dei teatri greci fosse solo un mito?

di Redazione | 17/10/2017

acustica dei teatri greci

L’acustica dei teatri greci potrebbe non essere così buona come abbiamo sempre pensato. A rivelarlo una ricerca del Politecnico di Eindhoven sul teatro di Epidauro, considerato da sempre un esempio delle straordinarie capacità degli antichi nell’ingegneria del suono. L’archeologo britannico Sir Mortimer Wheeler nel 1958 aveva dichiarato che «persino il sussurro di un atto poteva essere percepito dallo spettatore più distante, quello con il biglietto più economico». E ci abbiamo sempre creduto tutti: quanti hanno tirato una monetina, stupendosi della perfetta acustica dei teatri greci? Ebbene per i ricercatori olandesi quel suono che sentiamo così distintamente sarebbe frutto della nostra suggestione.

Il Guardian spiega che a ispirare la ricerca è stata la visita anni fa al teatro di Epidauro di Constant Hak, del Politecnico di Eindhoven. Non essendo riuscito a percepire i suoni così bene come si aspettava, il professore ha deciso di indagare sull’acustica dei teatri greci. Gli esperimenti hanno coinvolto anche l’Odeon di Erode Attico sull’Acropoli di Atene e il teatro di Argo, uno dei più antichi della Grecia.

LA RICERCA CHE SMONTA IL MITO SULL’ACUSTICA DEI TEATRI GRECI

Per verificare l’acustica dei teatri greci, i ricercatori hanno piazzato 20 microfoni in 12 differenti posizioni del teatro. Da due altoparlanti, posti uno al centro del palco e uno a lato, hanno trasmesso – con un leggero ritardo uno rispetto all’altro – un suono che si spostava mano a mano dalle basse alle alte frequenze. Hanno orientato i due altoparlanti in cinque modi differenti, raccogliendo in totale circa 2.400 registrazioni, per calcolare l’intensità del suono nei vari punti del teatro.

Hanno verificato tutti i miti sull’acustica dei teatri greci: la monetina che cade, la carta strappata, il sussurro di una persona. Risultato? I suoni si percepiscono, ma non tutti gli spettatori sono in grado di riconoscerli per quello che sono. Per identificare il rumore metallico o quello fastidioso della carta strappata bisogna essere seduti nella prima metà delle file, mentre per il sussurro si devono occupare proprio i primi posti. Ma c’è dell’altro: perché le loro parole siano distinguibili anche dalle ultime file, gli attori devono parlare ad alta voce.

L’ACUSTICA DEI TEATRI GRECI FORSE FRUTTO SOLO DELLA NOSTRA SUGGESTIONE

«Quando visitiamo queste bellissime strutture di epoca greca o romana, che di fatto sono i primi spazi progettati per l’acustica, ci piace pensare che gli antichi avessero una conoscenza straordinaria e che fossero in qualche modo in contatto con qualcosa di magico, che li ha spinti a costruirle in quel modo», ha commentato al Guardian Bruno Fazenda, del Centro di Ricerche Acustiche dell’Università di Salford.

I classicisti non ci stanno a far crollare il mito sull’acustica dei teatri greci: Armand D’Angour, dell’Università di Oxford, ha fatto notare che la percezione dei suoni potrebbe essere diversa ora rispetto all’antichità. «La ricerca è stata condotta in un teatro che è cambiato nei secoli, quindi sembra incredibilmente precisa e matematica, ma alla fine non possiamo essere sicuri che quello che sentiamo oggi sia esattamente ciò che avremmo sentito in passato», ha spiegato.

Foto copertina: Pixabay