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L’arbitra di calcio che sospende la partita per gli insulti sessisti dei giocatori

Un nuovo, brutto, episodio di sessismo. Un’arbitra di calcio ha deciso di sospendere una partita per gli insulti ricevuti in campo da alcuni giocatori che aveva deciso di espellere. È accaduto domenica pomeriggio durante un incontro della promozione laziale, ad Arpino, in provincia di Frosinone, dove s’incontravano la squadra locale e gli ospiti dell’Itri. La direttrice di gara, Sara Mainella, una 23enne romana con 6 anni di esperienza, ha mandato tutti negli spogliatoi dopo parole offensive e minacce.

INSULTI SESSISTI ALL’ARBITRA SARA MAINELLA, LE ESPULSIONI

La situazione degenera a circa 15 minuti dalla fine della partita, quando le due squadre si trovano sul punteggio di 1 a 1 e l’arbitra mostra il cartellino rosso ad un calciatore dell’Itri, Manuel Fiore, che le aveva riservato i soliti appellativi offensivi riservati alle donne. Dopo la decisione della direttrice di gara, che era stata già raggiunta da insulti nel corso dell’incontro, il giocatore continua con le sue minacce. I compagni lo trattengono per calmarlo e portare la situazione alla normalità. Uno di loro, Gregorio Altobelli, non ci sta e rincara la dose nei confronti dell’arbitra. Viene a sua volta espulso. Ma né lui né Fiore hanno intenzione di abbandonare il terreno di gioco e lasciare la loro squadra in nove. Sara Mainella è costretta a quel punto a prendere una decisione drastica, chiudendosi negli spogliatoi con i suoi assistenti.

 

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INSULTI SESSISTI ALL’ARBITRA SARA MAINELLA, LE REAZIONI

«Tremava ed era terrorizzata quando è corsa negli spogliatoi ma non ha mai avuto dubbi sulla sua decisione. Una ragazza davvero coraggiosa», è stato il racconto a Repubblica di Paolo Di Rienzo, il presidente dell’Arpino. Ha avuto «una determinazione che probabilmente pochi avrebbero avuto nell’affrontare il problema. Era decisa, anche quando si è temuto il peggio. Forse altri, uomini o donne, in quella stessa situazione e dopo le minacce gravi e gli insulti che continuavano ad arrivare, ci avrebbero pensato due volte e magari lasciato finire la partita. Invece lei, non ha avuto incertezze». In un comunicato stampa, invece, la squadra dell’Itri, pur sostenendo che all’arbitra vanno le scuse da parte della società ha definito la direttrice di gara inadeguata, affermando che è stata colta da un ingiustificato panico per poi rifugiarsi negli spogliatoi senza neanche decretare la fine dell’incontro con il triplice fischio. «In 25 anni che faccio calcio non ho mai visto situazioni cosi gestite male», è stata una dichiarazione dell’allenatore. Nessun riferimento agli insulti sessisti. Ora l’Itri rischia la sconfitta per 3 a 0 a tavolino. Per conoscere la versione della 23enne bisognerà attendere il giudice sportivo.

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