«Sono italiano, ho sposato una straniera e mio figlio Ethan, italiano, non può andare all’asilo»

di Redazione | 04/10/2017

cascina

Hai un bambino che va al nido? Questo bambino è italiano a metà? Bene. Non può andare all’asilo. Perlomeno a Cascina,
ridente paesino del pisano gestito dalla sindaca leghista Susanna Ceccardi, dove se sei figlio di immigrato vivi una odissea.

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Lo racconta sui social Massimiliano Tarrini, papà di Ethan. Un lungo post finito sulla testata locale Cascina Notizie.

Io e mia moglie, siamo una coppia sposata a Cascina, residenti a Cascina. Io sono italiano, mia moglie non lo è, pur in procinto di acquisire la cittadinanza italiana ed essere a tutti gli effetti una italiana Abbiamo questo bel dono che si chiama Ethan di appena un anno. A marzo 2017 abbiamo fatto richiesta per accedere al servizio per l’infanzia per l’Asilo Nido. Siamo entrati in graduatoria e pur non avendo i requisiti Isee per entrare nel comunale, ci hanno accertato la possibilità di entrare al convenzionato. Costa di più, ma con qualche sacrificio forse saremmo stati in grado di dargli questa possibilità. C’è però un ma ed il ma riguarda un bel trucchetto che la nostra giunta comunale si è inventata per tagliar fuori i figli degli immigrati. Il figlio di un extracomunitario deve addurre alla documentazione Isee del nucleo famigliare quello del coniuge di origini non italiane per attestare l’assenza di “patrimoni all’estero”

Massimiliano Tarrini prosegue: «Sapete che cosa significa questo? Significa andare o comunicare con gli uffici di competenza nel paese di origine, farsi mandare o portare tale documento in Italia, farlo tradurre, farlo apostillare da un traduttore accreditato dell’ambasciata in Italia e finalmente consegnare tale documento. Quanto tempo pensate che tutto questo possa richiedere? Ve lo dico io; nel nostro caso, visto che siamo fortunati ed il paese di origine è uno Stato Democratico nel mediterraneo, almeno 3 mesi. Benissimo se queste regole fossero state chiare ad inizio 2017 forse saremmo stati in grado a marzo di accludere a tutta la documentazione, anche questo documento di mia moglie».

Peccato però, spiegano i genitori di Eithan, che la Giunta abbia deciso qualche settimana fa di cambiare le regole. E solo il 26 settembre hanno confermato alla famiglia l’ingresso del piccolo nel convenzionato.

Peccato però che ci abbiano messo come termine ultimo per iscrivere il bambino giovedì 28 settembre Ora mi chiedo io… supponiamo che uno di voi ora, adesso vada in comune per richiedere una carta di identità. In quanto tempo pensate di averla? Ve lo dico io… non basterà una settimana. Come potevo io allora in due giorni fare quello che loro non fanno in una settimana. A me tutto questo pare una discriminazione, non verso di me e neanche tanto verso mia moglie, ma soprattutto verso Ethan, che è ITALIANO! Condividete, fate sapere che a Cascina si discriminano anche gli ITALIANI.

Quello di Ethan nel paesello non è un caso isolato. C’è anche Sara, della famiglia Ebeido, nucleo palestinese in realtà in Italia dal 1993. Anche la piccolina è stata tenuta fuori come Ethan. Massimiliano però non è nemmeno straniero. Ha solo una colpa: aver sposato la donna che ama trovandola in un paese estero.