Mentana, i coglioni che non discutono e il problema del fascismo in Italia | VIDEO

di Stefania Carboni | 30/09/2017

«Non vengo qui a fare il missionario o vengo – come è stato detto – a legittimarvi. Se un movimento partecipa con le proprie liste alle elezioni politiche è la democrazia che lo legittima. Se si pronuncia con chiarezza contro ogni tipo di violenza, se con chiarezza ripudia ogni forma di razzismo, si parla».
Enrico Mentana entra in una saletta, molto affollata, a CasaPound a Roma. Sesto piano, grande fiato ai polmoni o in alternativa un ascensore piccolino per raggiungerla. Tra la folla seduta davanti al tavolone tanti over 60 che, durante il dibattito tra il giornalista e il vicepresidente di CasaPound Italia Simone Di Stefano, durato oltre un’ora e mezza, scattano foto, filmano e fanno trillare i cellulari come nei peggiori “buongiornissimi”.
Mentana tra l’estrema destra. Il giornalista pietra dello scandalo. Ha osato confrontarsi con loro. Per questo ieri ha vinto uno striscione davanti agli studi La7 firmato “Partigiani nella metropoli”: «Mentana cogl**** il fascismo non è un opinione». E così, ancora una volta in Italia si torna a parlare di quel confine labile. Il fascismo è tollerato? Diventa tollerabile? E oggi come si propone il fascismo in questo paese? Giusto ricordarlo?

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C’è chi negherebbe il diritto di parola o di spazio davanti a movimenti radicalizzati così a destra. «I coglioni sono quelli che dicono che non si discute», ha dichiarato Mentana rispondendo sibillinamente a quel striscione. Ma se il senatore Emanuele Fiano cita Matteotti definendo il fascismo non un’idea ma un crimine per Chicco se si fossero fatti davvero i conti con il fascismo dal ’45 in poi saremmo oggi un paese diverso. Leggi razziali in tempo di pace? «Un orrore», una cosa che di fatto «delegittima tutto quello che è stato fatto nel fascismo» . Una cosa che è stata possibile perché successa proprio in uno stato «non democratico». Ma sta qui la grande difficoltà nel dibattito di ieri in via Napoleone III. «CasaPound guarda a quel passato per portare quelle idee, specialmente dal punto di vista sociale, per portarle in Parlamento, nei consigli comunali», ha ribadito Di Stefano. Sarà, ma quando il dibattito si fa un po’ più piccante il vicepresidente di CasaPound accusa i colpi di Mentana.

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I due sono d’accordo (a modo loro) solo sulla Legge Fiano. Quando il vicepresidente avanza l’ipotesi di un intervento armato in Libia Mentana lo stoppa: «Senta Di Stefano ma al quarantunesimo morto (tra i soldati ndr) che arriva in Italia cosa facciamo? Ma poi quali sono i suoi avversari? Li conosci? La guerra a chi?». E perde la pazienza quando una donna tra la platea afferma che siamo in un controllo dell’informazione renziana. «Stiamo parlando del controllo totale degli strumenti dell’informazione», precisa il giornalista. «Non mischiamo le pere con le mele. Io arrivo da una rete non certo carina nei confronti di Renzi anche quando stava al governo. Non ricordo interviste del genere a Mussolini». Mentana e Di Stefano giocano al gatto col topo per oltre un’ora. Mentana più gatto, Di Stefano più topo. Dall’invasione Kalergi che non esiste alle fake news. E infine la ragazza che media, che, stranamente, si chiede come mai CasaPound non abbia il giusto spazio televisivo. «La tv non è così importante. La Lega Nord ci è arrivata solo nel 1991», chiosa Mentana. Perché lo spazio bisogna guadagnarselo con i voti. Anche questa, legge Fiano o meno, è democrazia.