Stupro Rimini, si consegnano due minorenni. Arrestati anche gli altri due componenti del branco

di Gianmichele Laino | 03/09/2017

Stupro Rimini

Questa mattina si è chiuso il cerchio sugli stupri di Rimini che hanno avuto come bersaglio una coppia di amici polacchi e una transessuale peruviana. Gli agenti della squadra mobile e dello Sco hanno catturato anche il quarto componente del branco, presso la stazione del centro romagnolo, e poi lo hanno portato in questura. Si tratta di un congolese, unico maggiorenne dei quattro, che risiedeva nella provincia di Pesaro-Urbino, probabilmente in una struttura di accoglienza.

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STUPRO RIMINI, LA SVOLTA DELLE ULTIME ORE

Nella giornata di ieri, invece, erano stati fatti passi in avanti decisivi con gli altri componenti del gruppo di stupratori. Due di loro, entrambi fratelli marocchini di 15 e 16 anni, si erano costituiti, confessando il reato. «Siamo stati noi», avevano detto ai carabinieri della compagnia di Montacchio, quando intorno alle 17 si erano presentati in caserma. E il terzo ragazzo, anche lui minorenne, era stato arrestato qualche ora dopo.

STUPRO RIMINI, LE POLEMICHE DEI GIORNI SCORSI

Si chiude così, quindi, una delle vicende più controverse di questo finale d’estate 2017. Le forze dell’ordine, in realtà, erano già riusciti a identificare gli assalitori – grazie ai fotogrammi di una telecamera di sorveglianza – e avevano intercettato il telefono cellulare di uno dei quattro, arrivando comunque a un passo dall’assicurare la banda alla giustizia. La confessione dei due minorenni marocchini, in ogni caso, ha accelerato il processo e ha permesso alle autorità di chiudere rapidamente l’operazione di arresto degli altri due componenti del branco.

Nei giorni scorsi, c’erano state anche delle polemiche circa l’efficacia delle indagini e, dalla Polonia, luogo di origine della coppia di amici aggredita in un primo momento (in seguito il branco ha anche assalito una transessuale peruviana), erano state spese parole pesanti sull’argomento, con il viceministro della Giustizia Patryk Jaki aveva addirittura chiesto, in un primo momento, la pena di morte per gli stupratori. Poi, via social, aveva ridimensionato le sue dichiarazioni, ma la tensione sul caso era rimasta molto alta.