Gli insulti a Nicola Porro e Maurizio Costanzo per aver criticato il M5S

di Redazione | 15/06/2017

Insulti M5S

Insulti verso chi critica il M5S. Da alcuni giorni le pagine Facebook dei giornalisti Nicola Porro e Maurizio Costanzo sono caratterizzate dalla presenza di numerose offese lasciate da sostenitori del Movimento 5 Stelle, che criticano in modo molto aspro, talvolta violento e spesso volgare, i loro rilievi rivolti a programmi o esponenti M5S. Nicola Porro è stato protagonista alcuni giorni fa di un confronto molto serrato con il deputato Alessio Bonafede in merito al reddito di cittadinanza, criticato in modo severo dal conduttore TV e vicedirettore del Giornale. Un articolo della testata di oggi scritto da Matteo Basile mette in fila alcuni degli insulti subiti da Porro dopo il suo match televisivo con il deputato M5S.

 

D’altra parte per chi è cresciuto alla scuola del «vaffa» e ha fatto dell’insulto la propria cifra stilistica il canovaccio è chiaro. Sono tutti ladri e corrotti e mafiosi, asserviti al potere, incapaci e in malafede. Tutti tranne loro, ovviamente. E allora è normale, quasi naturale trascendere nell’insulto. Come normale è prendersela con la stampa. E quindi se il giornalista Nicola Porro si permette in Tv di mettere alle corde il grillino Alfonso Bonafede, smontando punto su punto il reddito di cittadinanza, su Facebook ecco puntuale il bombardamento di commenti che vanno da «venduto» a «servo del potere» a «maleducato» fino ai classici pennivendoli. Poco importa che Porro sia stato preciso, puntuale e incalzante sul merito e che abbia zittito il deputato incapace di replicare per mancanza di argomenti. Se li attacchi sei brutto e cattivo, a prescindere.

Simile aggressione online è stato subita da Maurizio Costanzo dopo che ha criticato Virginia Raggi e l’attività del M5S nel loro primo anno di amministrazione a Roma.

Stesso trattamento subito anche da Maurizio Costanzo che sempre in tv ha criticato la senatrice grillina Paola Taverna sottolineando i mali di Roma e la malagestione della giunta Raggi con ironia e sarcasmo. A lui l’invito di «ritirarsi» «di andare a guardare qualche cantiere», o più semplicemente, «di tacere». Alla faccia della democrazia. Nulla di strano per chi ha varato le liste di proscrizione per i giornalisti non graditi e definisce da sempre la stampa venduta al fantomatico, indefinito e inafferrabile «potere». D’altra parte quando le logiche del peggior becero tifo da stadio vengono applicate alla politica il risultato è questo. Non conta la realtà dei fatti: l’arbitro è sempre venduto, gli avversari rubano e i tifosi delle altre squadre fanno schifo. È la politica grillina e nessuno sembra esserne immune.