Gigi D’Alessio ha rifiutato di esibirsi per il boss Giuseppe Graviano

di Redazione | 14/06/2017

Gigi D'Alessio

Gigi D’Alessio si è rifiutato di esibirsi per il boss Giuseppe Graviano, che gli aveva chiesto di cantare alla festa per la prima comunione di suo figlio. Lo rivela una trascrizione delle intercettazioni effettuate in carcere sui colloqui tra il criminale condannato all’ergastolo per la strage che ha ucciso il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, e il detenuto camorrista Umberto Adinolfi. Giuseppe Graviano, riporta il Fatto Quotidiano di oggi in un articolo firmato da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, avrebbe  definito un pezzo di infamone Gigi D’Alessio per la mancata esibizione ai festeggiamenti per la prima comunione del figlio nel 2006. Quell’anno Graviano si trovava nel carcere di Spoleto, e racconta ad Adinolfi come il suo bambino gli avesse chiesto l’assenso per ingaggiare il cantante napoletano per la festa successiva all’avvicinamento al sacramento dell’Eucaristia.

GLI INSULTI DI  GIUSEPPE GRAVIANO CONTRO GIGI D’ALESSIO

Gigi D’Alessio però, una volta appurato chi fosse il padre del bambino, ovvero il boss Giuseppe Graviano, ha declinato l’invito, scatenando l’ira del criminale che a dieci anni di distanza ancora l’insulta, perché con lui ha rifiutato di esibirsi mentre ha cantato per i Marcianesi e altri soggetti malavitosi. Giuseppe Graviano è un boss affiliato a Cosa Nostra, a capo del mandamento di Brancaccio a Palermo durante i primi anni novanta. È stato considerato dai magistrati come uno dei principali esecutori delle stragi mafiose del 1993, e sarebbe stato lui a premere il telecomando che ha fatto saltare in aria Paolo Borsellino, insieme alla sua scorta, nel 1992. Graviano sta scontando l’ergastolo a Opera, carcere di massima sicurezza alle porte di Milano, e negli ultimi mesi è tornato protagonista delle cronache giudiziarie per le intercettazione ambientali effettuate durante i dialoghi effettuati quando non si trova in cella. La procura di Palermo le sta valutando in particolar modo per la loro attinenza al processo sulla trattativa tra Stato e mafia negli anni novanta.

Foto copertina: ANSA/CLAUDIO ONORATI