Che fine ha fatto il vaccino sul pneumococco?

di Stefania Carboni | 13/06/2017

pneumococco

Se lo chiedono in tanti. Il vaccino contro lo pneumococco non figura tra i dodici obbligatori nel decreto Lorenzin. La vaccinazione è raccomandata dal Ministero della Salute a tutti i nuovi nati al 3°, 5° e 11° mese di vita, da fare in simultanea alla vaccinazione esavalente. Spesso qualche genitore si sarà trovato a decidere o meno sulla vaccinazione al momento del suo arrivo in Asl. Ma nonostante tutto ciò, e nonostante la vaccinazione sia fortemente raccomandata, Prevenar 13 (il più comune tra quelli usati) non figura tra i vaccini obbligatori nel nuovo Piano Vaccinale. Perché?

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IL VACCINO 13 VALENTE: UNA STORIA TRAVAGLIATA FINO ALLA SICUREZZA DI OGGI

Il vaccino coniugato 13 valente è raccomandato per tutti i nuovi nati. Se la vaccinazione viene iniziata in ritardo, il numero delle dosi da somministrare varia secondo l’età. La vaccinazione sullo pneumococco ha avuto però una storia travagliata. Lo Streptococcus pneumoniae  è una famiglia di batteri molto diffusi. Vive nelle alte vie aeree di bambini e adulti senza creare problemi. Attenzione però: ce ne sono di vario tipo, o meglio sierotipo. Alcuni sierotipi possono provocare otiti, polmoniti, infezioni del sangue o meningiti. Ne conosciamo solo 90  e solo un gruppo ristretto causa gravi infezioni. Il vaccino più adoperato fra i bambini piccoli è il 13valente, ovvero quello che contiene tredici sierotipi di pneumococco. Questo vaccino, pur non essendo obbligatorio, è ormai entrato nel calendario vaccinale a partire dal terzo mese di vita. Se ne fanno tre dosi, tutte nel primo anno e non c’è bisogno di richiami successivi. Negli anni ’90 tale vaccinazione conteneva solo 7 ceppi di pneumococco. E quel numero, 7, creò qualche problema. Come ben racconta il bimestrale Un Pediatra Per Amico (UPPA), rivista di riferimento per l’Associazione Culturale Pediatri, si venne a creare una malattia pneumococcica “da rimpiazzo”.

In poche parole la diffusione del vaccino impediva la trasmissione da un soggetto all’altro dei 7 ceppi di pneumococco di cui era composto il vaccino, ma restava campo libero per gli altri ceppi di pneumococco contro i quali il vaccino non agiva. Il risultato era paradossale: meno malattie dovuto ai 7 ceppi del vaccino, ma più malattie dovuto ai numerosi altri ceppi contro i quali il vaccino non poteva agire. Questo fenomeno ha portato gli studiosi a cercare di allargare sempre più la copertura derivante dal vaccino, fino a raggiungere gli attuali 13 ceppi.

E dopo il pasticcio di qualche anno fa passiamo a oggi. In Italia il vaccino anti-pneumococcico Prevenar 13-valente è quello più usato nelle vaccinazioni. Non è prodotto dalla celebre Glaxo ma bensì da un’altra azienda, la ditta Wyeth/Pfizer. Si tratta di una ditta che ha di recente ridotto il prezzo del suo vaccino per le organizzazioni umanitarie che lavorano in contesti di emergenza.

QUANTO FA RISPARMIARE UN VACCINO SUL PNEUMOCOCCO?

Tanto, lo Stato ha solo da guadagnare. Lo attesta uno studio presentato all’ultimo Congresso della Società europea per le malattie infettive pediatriche (Espid) e trattato da Adnkronos Salute. Si tratta della prima analisi costo-efficacia che utilizza il concetto di overall effectiveness (efficacia complessiva a prescindere al sierotipo del batterio Streptococcus pneumoniae, ‘alias’ pneumococco) e stima i benefici della vaccinazione sia sulla salute dei pazienti che sulle casse del servizio sanitario. Lo studio confronta i vaccini 13-valente (Pcv13) e decavalente (Pcv10) già autorizzati sul mercato nazionale, applicando un prezzo di acquisizione uguale per i due prodotti. I dati mostrano lo stesso livello di protezione verso la malattia pneumococcica invasiva e le polmoniti, con un potenziale vantaggio per il Pcv10 (Synflorix*, Gsk) nella prevenzione delle otiti medie acute. Questo significa costi inferiori per circa 1 milione di euro (immaginando che i bambini vaccinati nei primi mesi di vita vengano seguiti fino al 18esimo anno d’età) nelle casse dello Stato.

«Lo studio che abbiamo presentato al Congresso Espid ha dimostrato che i due vaccini 13-valente e il Synflorix presentano un’elevata efficacia, con dei dati molto interessanti di Synflorix per quello che riguarda il rapporto cost-effectiveness», spiega all’agenzia Susanna Esposito, direttore dell’Unità di pediatria ad alta intensità di cura della Fondazione Policlinico-università degli Studi di Milano. «Siamo stati in grado di dimostrare che per quanto riguarda l’efficacia generale nel prevenire le infezioni invasive e anche quelle non invasive, e i costi relativi, i due vaccini sono equivalenti con un piccolo vantaggio per il Synflorix per quanto riguarda i costi».

Finora è impossibile proteggersi da 90 sierotipi ma il Synflorix, per esempio, viene descritto dagli addetti ai lavori come l’unico vaccino antipneumococcico di ultima generazione che ha dimostrato un’efficacia overall, garantendo una efficacia anche per i sierotipi batterici non contenuti nel prodotto. Costa un bel po’  e qui in tal caso l’azienda cambia nuovamente volto: stavolta si tratta della più popolare Glaxosmithkline Spa. 

(in copertina foto ANSA / CIRO FUSCO)