Trattativa Stato-mafia: il boss Giuseppe Graviano tira in ballo Berlusconi

di Redazione | 09/06/2017

berlusconi mafia

Le intercettazioni Giuseppe Graviano aprono nuovi scenari per il processo della Trattativa Stato-mafia. Una telecamera nascosta ha registrato le parole che il noto boss avrebbe sussurrato al compagno dell’ora di aria. «Berlusca mi ha chiesto questa cortesia… per questo è stata l’urgenza…»: sono le prime frasi con le quali il pericoloso esponente delle stragi ha parlato per la prima volta di Silvio Berlusconi. Un discorso collegato anche ai terribili attentati del biennio 1992-1993, ora al vaglio della direzione nazionale antimafia, delle procure di Caltanissetta e Firenze, che si occupano delle indagini sulla stagione delle bombe mafiose.

IL BOSS GRAVIANO INTERCETTATO: «BERLUSCONI MI CHIESE QUESTA CORTESIA…»

«Lui voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi, lui mi ha detto: ci vorrebbe una bella cosa». Il 10 aprile dello scorso anno sono state registrati questi colloqui del boss Graviano. La procura di Palermo, nell’analizzare con attenzione il filo logico del discorso, pare che non esclude la volontà di quest’ultimo nel voler attribuire a Berlusconi il ruolo di mandante delle stragi del 1992-1993. È dal gennaio del 1994 che il pericoloso esponente sta nel carcere ed anche nel corso del dibattito registrato, il Graviano non risparmia accuse verso colui che denomina come “il traditore” o anche “pezzo di crasto che non sei altro, ma vagli a dire com’è che sei al governo, che hai fatto cose vergognose, ingiuste”. Di fronte c’è il camorrista Umberto Adinolfi, compagno d’ora di aria nel carcere di Ascoli Pieno. Graviano è un fiume in piena e diverse volte fa riferimento a Silvio Berlusconi nel corso delle conversazioni intercettate tra il febbraio del 2016 e lo scorso aprile. Al leader di Forza Italia rivolge una serie di domande indirette, partendo da adirate considerazioni. «Ti ho portato benessere – dice ancora Giuseppe Graviano – Poi mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi. Per cosa? Per i soldi, perché tu ti rimangono i soldi… dice, non lo faccio uscire più e sa che io non parlo perché sa il mio carattere e sa le mie capacità». Subito dopo aggiunge: «Tu lo sai che mi sono fatto 24 anni, ho la famiglia distrutta … alle buttane glieli dà i soldi ogni mese. Io ti ho aspettato fino adesso … e tu mi stai facendo morire in galera senza che io abbia fatto niente».

GIUSEPPE GRAVIANO PARLA DELLA TRATTATIVA STATO-MAFIA CITANDO SILVIO BERLUSCONI

Nell’indagare sul processo, i pm Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Vittorio Teresi hanno depositato questa mattina un fascicolo di intercettazioni archiviate dal centro operativo della Dia palermitana. Si apre così un nuovo capitolo processuale sulla Trattativa, che tra gli altri vede imputati esponenti vicini a Berlusconi come Marcello Dell’Utri. Il boss Graviano precisa che «nel ‘93 ci sono state altre stragi ma no che era la mafia, loro dicono che era la mafia. Allora il governo ha deciso di allentare il 41 bis, poi è la situazione che hanno levato pure i 450». All’improvviso, terminate le bombe «Non volevano più le stragi… la montagna mi diceva, no… è troppo». Tanti i nodi da sciogliere ancora, come quella “montagna” oppure quei “passaporti e 50 milioni”. Lo scorso 28 marzo i pm hanno contestato a Giuseppe Graviano alcuni passaggi intercettati, anche se il boss si è avvalso della facoltà di non rispondere.

(In copertina il PM Nino Di Matteo, e Roberto Tartaglia durante il Processo Stato-Mafia nell’aula Bunker del carcere di Rebibbia nel corso del quale è stato ascoltato il pentito di mafia Gaspare Spaduzza, Roma, 13 marzo 2014. ANSA/MASSIMO PERCOSSI)