Il destino di Riina e Provenzano: stanchi e malati in cella, al 41-bis

di Redazione | 06/06/2017

totò riina

Le serie condizioni di salute di Totò Riina, il super boss della mafia detenuto al 41 bis per il quale la Cassazione chiede oggi il «diritto a morire dignitosamente», ci riportano alla storia di Bernando Provenzano, altro capo di Cosa Nostra, altro Corleonese, recluso in regime carcere duro, morto lo scorso luglio nel reparto ospedaliero del carcere di San Vittore.

 

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TOTÒ RIINA MALATO, OPINIONE PUBBLICA DIVISA

La decisione dei giudici ermellini ha spaccato l’opinione pubblica tra chi sostiene sia opportuno riesaminare la richiesta di scarcerazione per il Capo dei Capi e chi considera invece sia giusto, soprattutto nei confronti delle vittime della criminalità organizzata (Riina deve scontare 17 ergastoli), che continui ad essere curato in cella. «Deve continuare a stare in carcere e soprattutto rimanere in regime di 41 bis», dice oggi il procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti,  spiegando che ci sono le prove per dire che il vecchio boss sia ancora il capo di Cosa Nostra. Altri, come associazioni per i diritti dei detenuti, chiedono invece di approfondire la decisione della Cassazione e di verificare se a Riina vengono garantite cure idonee.

BERNARDO PROVENZANO, MORTO AL 41-BIS

Il Capo dei Capi è in effetti colpito da una patologia grave: ha due neoplasie e tanti disturbi collegati. Ma ‘Binnu’ Provenzano non si trovava certamente in una condizione migliore. Anzi. In tutti i processi in cui era imputato era stato ritenuto incapace di partecipare alle udienze. Viveva in uno stato di decadimento, spesso faceva fatica a pronunciare frasi di senso compiuto, era difficilmente comprensibile, il quadro neurologico era in continuo peggioramento. Eppure continuava ad essere detenuto in un regime di 41 bis. L’ultima proroga del carcere duro il ministro della Giustizia Andrea Orlando l’aveva firmata tre mesi prima del decesso, bocciando di fatto ripetute richieste dell’avvocato. Il legale del boss, in virtù delle pessime condizioni di salute, aveva già chiesto per due volte la revoca del 41 bis e tre volte la sospensione dell’esecuzione della pena. Senza successo.

E ora, per Riina? Al netto delle valutazioni sulla pericolosità del capomafia, Roberti spiega che il suo stato di salute può essere trattato in maniera adeguata in carcere o attraverso ricoveri mirati in strutture cliniche. Ma non solo. Sarebbe anche disponibile una documentazione che proverebbe che il Capo dei Capi viene curato in maniera idonea. E, in ogni caso, anche se il penitenziario di Parma non risultasse adeguato per garantire le cure, nulla impedirebbe il trasferimento in un’altra struttura di massima sicurezza.

(Foto da archivio Ansa)