Il veterinario dell’Asl condannato che continua a fare controlli

di Redazione | 16/05/2017

Indovina chi viene a cena

È una vicenda che fa riflettere, quella raccontata dal programma di Raitre «Indovina chi viene a cena» in onda lunedì 15 maggio dal titolo «Perle ai porci». La trasmissione condotta da Sabrina Giannini ha messo in evidenza come il nostro sistema sanitario sia uno dei pochi al mondo ad avere una nutrita pattuglia di veterinari pubblici impegnati a garantire la salubrità degli alimenti di origine animale e come, nello stesso tempo, ci siano casi emblematici (e clamorosi) che mostrano qualche bug di sistema.

VETERINARIO ASL LODI REINTEGRATO, LA VICENDA A INDOVINA CHI VIENE A CENA

È il caso, ad esempio, del veterinario della Asl di Lodi che, nel 2010, doveva effettuare dei controlli su un grosso macello di bovini nella provincia lombarda. In quella circostanza non documentò nulla di anomalo, ma qualche giorno dopo fu smentito da alcune associazioni animaliste come la Lega Anti-Vivisezione che ripresero in video azioni terribili nei confronti degli animali dell’allevamento.

«Le vacche venivano trascinate a terra e maltrattate – dice Roberto Bennati della Lav – e manifestavano quei sintomi propri conseguenti a incidenti o ipersfruttamenti. Nelle immagini si nota proprio come non riescano a stare in piedi: si tratta di gravi violazioni delle normali condizioni di benessere animale».

Le associazioni girarono poi il materiale ai carabinieri dei NAS e la denuncia portò a una sentenza nei confronti del veterinario e del proprietario del macello. Il medico fu condannato a 3 mesi, convertiti in una multa di circa 3400 euro. Fin qui nulla di strano: il problema è che quello stesso veterinario continua a svolgere una funzione pubblica, sempre in provincia di Lodi. Infatti, nonostante la condanna, non è stato sospeso dal servizio, ma è stato semplicemente trasferito in un’altra Asl.

Ora, controlla uno dei più grandi macelli vaccini della provincia e d’Europa, dove vengono trasportate dei bovini a fine carriera destinati alla produzione di carne per hamburger. Il servizio, insomma, ha evidenziato alcune contraddizioni del sistema di controllo, evidenziando che talvolta sono garantiti maggiormente gli interessi dei produttori rispetto a quelli dei consumatori.

«Il fatto che un veterinario condannato continui a svolgere ruoli di controllo – continua Bennati – è di una gravità assoluta. L’Asl e l’Ordine dei medici veterinari avrebbero dovuto prendere dei provvedimenti. Tuttavia, è sempre difficile andare contro a un collega, nonostante questi abbia chiaramente violato le norme deontologiche della professione. Sarebbe stata opportuna una sua sospensione o una sua radiazione; ora, invece, si occupa di vacche a fine carriera: usando un’espressione forte, si può dire che è come mettere un pedofilo in un asilo».

(FOTO: account Twitter Gianluca Felicetti)