Il crollo di Matteo Renzi sul web

di Redazione | 08/03/2017

Matteo Renzi

Matteo Renzi ha subito una forte contrazione di popolarità sulla rete. Lo dimostra un’analisi del portale Ilsocialpolitico.it, che si basa sull’osservazione dei principali siti visitati dagli italiani. Su Google Matteo Renzi non è più il leader politico più ricercato dopo aver abbandonato Palazzo Chigi. Durante l’assemblea e la direzione nazionale che hanno portato alla scissione del Partito Democratico le ricerche relative al segretario dimissionario sono state prevalentemente negative. Dal 4 dicembre in poi Beppe Grillo e Matteo Salvini sono più ricercati su Google rispetto a Renzi, a lungo dominatore in questa metrica. Dal giorno dopo la data del referendum si nota un’evidente flessione nella curiosità della rete rispetto all’ex presidente del Consiglio. Negli ultimi 90 giorni Beppe Grillo (volume medio di ricerche pari a 8) ha superato gli avversari suscitando maggiore attrazione di Renzi (volume pari a 6). Oltre a perdere il primato di personaggio politico più ricercato in Rete è stata registrata una forte impennata di query come Tiziano Renzi e Dimissioni Renzitra le frasi più associate alle ricerche sull’ex premier. Una tendenza negativa osservata anche su sui social media. Twitter, dove Renzi è il leader politico con più follower, registra come hashtag più ricorrente #8000esiliatifaseb, una critica alla riforma della Buona scuola. Anche su Facebook l’ex segretario del Partito Democratico non scoppia di salute. Nel corso dell’ultimo anno e mezzo è stato superato prima da Matteo Salvini e poi da Alessandro Di Battista come numero di fan, dopo esser stato a lungo il leader più popolare dopo Beppe Grillo. Luigi Di Maio è particolarmente vicino, in un trend di maggior apprezzamento degli utenti Facebook verso M5S che appare ormai consolidato da tempo. Il calo di Renzi sul web, per quanto significativo, ha fatto perdere un primato nell’ambito della politica nazionale, mentre all’interno del PD come del centrosinistra nessuno leader sembra in grado di suscitare un’attenzione comparabile, quantomeno online.

Foto copertina: ANSA/ANGELO CARCONI