Le Filippine e la giustizia siglata Duterte: dove squadroni della morte uccidono sia tossici che spacciatori

di Redazione | 06/03/2017

Rodrigo Roa Duterte

«Hitler ha massacrato 3 milioni di ebrei. Nelle Filippine ci sono 3 milioni di drogati. Sarei felice di macellarli tutti. La Germania ha avuto Hitler, le Filippine possono contare su di me». Il discorso, discutibile, è del presidente in carica Rodrigo Roa Duterte. Duterte è una figura politica che – nel servizio andato in onda ieri su Le Iene – combatte il narcotraffico. Sì combatte, ma a modo suo.

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Rodrigo Roa Duterte

RODRIGO ROA DUTERTE, LE FILIPPINE E GLI SQUADRONI DELLA MORTE

Nel paese dove regna la shaboo, lo stesso del presidente chiamato “Castigatore”, sono state uccise nel giro di pochi mesi oltre 6 mila persone. In modo non chiaro e da parte o della polizia o da parte di squadroni della morte. Questi ultimi sono giustizieri senza legge che ammazzano sia tossicodipendenti che spacciatori. Per raccontare la storia delle Filippine Le Iene hanno viaggiato sino a Manila, iniziando dai tossici della Smoking Mountain, baraccopoli al confine della città. Qui hanno incontrato la madre di Alvin “Heart”, transessuale ucciso da uno squadrone della morte.

– Degli uomini hanno trascinato mia figlia fuori di casa. Ho chiesto dove la stessero portando lei continuava ad urlare e poi quando l’ho rivista era ricoperta di sangue con ferite sulla testa.
– Chi ha ucciso “Heart”? La polizia? I vigilantes?
– Sono sicura che sia stata la polizia. Le hanno sparato tre colpi in testa ma siccome si muoveva ancora hanno sparato un quarto

“Heart” cominciò a drogarsi questo novembre. Qualcuno la incaricò alla vendita delle dosi e lei lo faceva in cambio di 110/200 pesos (circa 2/3 euro). Heart è stata uccisa in modo non chiaro, senza nessun colpevole individuato. Per capirne di più sulla giustizia fai da te che nelle Filippine ha scatenato una vera e propria guerra Le Iene hanno incontrato due vigilantes, membri di uno degli squadroni della morte, le formazioni paramilitari non ufficiali che stanno facendo “pulizia” nelle baraccopoli.

Uccidiamo i ladri, gli stupratori e i narcotrafficanti: operiamo il giusto per aiutare il governo. Noi decidiamo la legge, se uno ha precedenti allora possiamo scegliere di ucciderlo (Vigilante)

Il governo ha negato ogni collaborazione con i vigilantes ma qualcuno li finanzia. Anche perché le armi e le munizioni costano. E anche se negano di esser pagati il guardiano intervistato da Le Iene si tradisce da solo e parla di un compenso sui cinquemila/seimila pesos (90-100 euro) per ogni persona uccisa.

LE FILIPPINE E LE VITTIME DELLA GUERRA SULLA DROGA

Il viaggio del programma Mediaset prosegue in uno degli obitori privati di Manila. Ultimamente queste strutture hanno un gran da fare con decine di corpi a notte che spesso rimangono senza alcuna identificazione. I morti – testimoniano le immagini choc de Le Iene – sono accatastati tra loro. in piccole stanze. Sono tutte vittime della guerra al narcotraffico, ricomposte alla meglio dopo l’autopsia e spesso con episodi di putrefazione.

RODRIGO ROA DUTERTE E I PENTITI CHE INIZIANO A PARLARE

Molti filippini non sembrano scioccati da queste uccisioni. Anzi, sembra una routine vedere esecuzioni, morti a terra, polizia che fa i rilievi. Come se i vigilantes siano gli unici detentori della giustizia nel paese. Come se i tribunali, gli arresti, i processi, non esistano. Anche se le persone uccise avevano pochi euro di shabooo in tasca. Anche se quel morto, l’ennesimo, è il tuo vicino di casa.
Adesso un ex ufficiale di polizia, il secondo nel giro di poche settimane, ha ammesso di aver ucciso quasi 200 persone quando Duterte era sindaco di Davao City. Arturo Lascanas, ex vigilantes, è stato ascoltato da una commissione d’inchiesta al Senato ed è il secondo testimone ad avvalorare i presunti legami tra il presidente e gli squadroni. A ottobre l’ex agente di polizia aveva negato di aver compiuto esecuzioni extragiudiziali ma oggi ha spiegato di aver mentito per proteggere la sua famiglia. «Temevo per la vita dei miei cari», ha affermato. Ha deciso di parlare per «mettersi in pace la coscienza». Duterte è stato sindaco di Davao per 22 anni fino alla sua elezione, a maggio. Durante questo periodo, secondo i gruppi per la difesa di diritti umani, ci sono stati 1.400 omicidi sospetti. Ora gli oppositori lo accusano di aver attuato pratiche simili anche a livello nazionale. Da quando Duterte è presidente delle Filippine oltre 8 mila persone sono state uccise dagli squadroni della morte.