Il figlio di Martina Levato e Alexander Boettcher deve essere adottato

di Redazione | 06/03/2017

Martina Levato

Il figlio di Martina Levato e Alexander Boettcher deve essere adottato. Lo ha stabilito in secondo grado la Corte d’appello di Milano, confermando la sentenza di primo grado che aveva tolto alla coppia dell’acido l’affidamento del bambino nato dalla relazione della cosiddetta coppia dell’acido. Il bambino di Martina Levato e Alexander Boettcher è nato il 15 agosto 2015 alla clinica Mangiagalli di Milano dopo che l’ex broker di origini tedesche e la studentessa universitaria erano stati condannati in primo grado a 14 anni di carcere per avere aggredito e sfigurato con l’acido un ex compagno di liceo della ragazza, Pietro Barbini. La sentenza del tribunale dei minorenni ha stabilito come il piccolo debba esser adottato da una famiglia che non abbia un legame stretto di parentela con Levato e Boettcher. Neppure i nonni, in base a questa decisione, possono ricevere in affidamento il piccolo, visto che in questo modo il bambino sarebbe sotto l’influenza dei genitori. Nella sentenza è stata rimarcata la preoccupante mancanza di capacità critica e di riflessione rispetto alle proprie fragilità da parte di tutti i familiari che costituisce elemento ostacolante ed, ancor più, impeditivo di ogni possibile futuro cambiamento e miglioramento della relazione con il bambino. La mancanza di alcun senso di colpa riscontrata dalla perizia di primo grado era stata una delle basi principali su cui si erano basati i magistrati per togliere l’affidamento del piccolo. Ai due genitori resta comunque la possibilità di ricorrere in Cassazione, ultimo grado per vedere riconosciuta la potestà genitoriale. Martina Levato aveva chiesto in appello come prima ipotesi il collocamento di lei e del piccolo all’Icam (Istituto di custodia attenuata per madri detenute), in subordine l’affido ad un’altra famiglia ma con la possibilità di incontri periodici tra madre e figlio, e in estremo subordine l’affido ai nonni materni. Richieste bocciate in appello.