andiamo a comandare
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L’Accademia della Crusca spiega «Andiamo a comandare»

L’Accademia della Crusca spiega «Andiamo a comandare» di Fabio Rovazzi. Anche perché il cantante non è il solo a usare a modo improprio il verbo di moto a luogo. Il noto Istituto, celebre per regolamentare gli interessanti sviluppi della lingua italiana, cita la lettera di una signora che si dice molto preoccupata dell’uso di “andare a”. Spesso infatti nei programmi tv si usa l’espressione «andiamo ad ascoltare». Non proprio un invito allo spostamento. Così l’Accademia tira fuori la celebre espressione di Rovazzi:

«Le perplessità che possono sorgere udendo una frase come Andiamo ad ascoltare non nascono dal suo – eventuale – statuto di francesismo, bensì dal fatto che il verbo andare non è usato per indicare un movimento», spiega la Crusca. «Dicendo Andiamo a mangiare, Andiamo a dormire o anche Andiamo a divertirci – sottolineano – si suggerisce l’idea che ci si sposti dal luogo in cui ci si trova per compiere una certa azione, necessariamente situata nel futuro prossimo. In Andiamo ad ascoltare (o Andiamo a cominciare, come dicevano un tempo gli imbonitori nelle fiere paesane) l’idea di futuro prossimo è sganciata da qualsiasi movimento; si tratta di un uso assai familiare, che gli annunciatori radiofonici, tenuti a un buon controllo linguistico, farebbero bene ad evitare».
L’uso di frasi come Andiamocela ad ascoltare, con un pronome atono intensivo, che sottolinea la partecipazione del soggetto all’azione è un uso regionale molto esteso nell’Italia centro-meridionale. Stona insomma. Ma c’è una piccola postilla. «Il grammatico – sottolinea l’Accademia – non può aver nulla da ridire, invece, sullo slogan pubblicitario Facciamoci del miele che allude, con una giocosa distorsione, a una frase ironica e paradossale resa popolare da Nanni Moretti nel film Bianca (1984) e spesso ripetuta in altri contesti, specie in ambito giornalistico: Facciamoci del male».

Allora vi è salito l’andare a comandare? (Scusa Crusca perdonaci)