Cos’è il troppo amore in psicologia?

di Redazione | 02/03/2017

cos'è il troppo amore in psicologia

 

Cos’è il “troppo amore“? Un modo speciale di prendersi cura del partner o una gabbia dorata?

Il troppo amore

Quante volte sentiamo parlare di “troppo amore” per definire il comportamento o l’atteggiamento di un partner? Accade più spesso tra i giovani, ma non è infrequente anche tra gli adulti.

Soprattutto nelle fasi iniziali di un rapporto sentimentale, molti comportamenti del partner vengono letti come uno modo “speciale” di prendersi cura dell’Altro (“Guarda quanto tiene a me!”).

Ma quello che inizialmente è vissuto come gratificante e appagante può trasformarsi in un rapporto ingabbiante e doloroso, quando il Noi invade i confini personali e quando viene meno il rispetto reciproco.

Il “troppo amore” si riferisce ad un surplus di “attenzioni” rivolte ad uno dei due partner. E’ abbastanza frequente che la partner femminile sia l’oggetto del “troppo amore”, tuttavia si verifica anche il contrario.

Immaginando il “troppo amore” lungo un continuum, potremmo trovare ad un polo un partner eccessivamente “presente” e, per certi versi, ingombrante, mentre al polo opposto un partner che tende a pilotare la relazione imponendo grosse restrizioni e attuando vere violazioni. Tra un polo e l’altro troviamo posizioni intermedie.

surplus di attenzioni

Tra le forme di “troppo amore” c’è la tendenza a porre dei limiti alla libertà individuale del proprio partner:

  • “Non uscire con le tue amiche, ti voglio solo per me!”
  • “Non mettere quella gonna, è troppo corta”
  • “Non truccarti in quel modo, ti guarderanno tutti”
  • “Resta a casa finché non ti chiamo io”
  • “Tu sei solo mia!”

Nei casi più gravi si giunge ad una vera e propria manipolazione emotiva del partner, che si manifesta talvolta in modo sottile, ingannevole, tale da mandare in confusione chi la subisce.

Se il “troppo amore” si traduce in forme esasperate di gelosia, ricatti, piccoli-grandi attentati alla dignità e all’identità dell’altro, parliamo di attaccamento ossessivo (o patologico).

Il termine “troppo” indica una quantità eccessiva, ben oltre il limite normale o accettabile: il “troppo amore” è, quindi, un legame che finisce per essere spropositato, molesto e d’ostacolo. Un legame tossico.

L’amore sano non è castrante, non è frustrante, non è soffocante, non limita, non deraglia in comportamenti aggressivi o violenti, non si nutre della sofferenza altrui. L’amore sano non viene percepito come “troppo”.

Il partner che mostra un attaccamento ossessivo si sente autorizzato a dirigere la vita dell’altro in virtù del legame sentimentale esistente.

Il partner oggetto del troppo amore

Il partner oggetto del “troppo amore”. Generalmente è una persona con tratti dipendenti di personalità, bisognosa di conferme e di approvazione. Nella coppia si sacrifica sull’altare dell’abnegazione, ha necessità di appoggiarsi all’altro, fatica a riconoscere i propri bisogni e ad affermare il proprio pensiero.

Il modello relazionale appreso in famiglia è, sovente, quello dell’amore condizionato: sarai amato e avrai valore solo se asseconderai le aspettative degli altri.

Un ambiente familiare frustrante e disattento ai bisogni dei figli può generare una fame di attenzioni tale da non discernere tra attenzioni sane e attenzioni malsane, tra carezze e pugni. Similmente, un contesto familiare iperprotettivo renderà difficile il processo di separazione-individuazione, alimentando nei figli una condizione di dipendenza emotiva.

Spesso la persona dipendente ricerca dei partner opposti a sé, cioè con tratti dominanti.

Il “troppo amore” è una lusinga (“Sono importante per lui”) ma anche una gabbia. Questo alternarsi di sensazioni genera un circolo vizioso: da un lato appare impossibile continuare il rapporto (a causa dei continui conflitti), dall’altra si è incapaci di chiuderlo (a causa dell’ansia da separazione) e si vive nel senso di colpa per averlo anche solo pensato. In entrambi i casi il sentimento dominante è l’angoscia.

il partner dominante

I partner dominanti. Sono persone che attraverso il controllo (talvolta ossessivo) sperimentano un’illusoria forma di potere: la sensazione di dominare il partner restituisce loro un senso di valore.

Il controllo può essere velato e indiretto: non c’è un’opposizione aperta ma si punta sul senso di colpa, sulla paura e sulla vergogna.

Talvolta i partner dominanti adottano comportamenti passivo-aggressivi, come il sarcasmo (Cosa saresti senza di me!”) e i sabotaggi. Talvolta, invece, utilizzano modi apertamente aggressivi come ricatti (“Se esci, ti lascio”, “Se lo fai di nuovo, ti ammazzo!”) e percosse.

In alcuni casi si tratta di individui che hanno alle spalle rapporti familiari ambivalenti e imprevedibili, da cui hanno imparato a essere diffidenti, sospettosi e a non lasciarsi andare. Hanno un pensiero rigido e vivono nell’ansia di essere ingannati e umiliati. Proiettando la loro sofferenza sugli altri, finiscono per attribuire ogni responsabilità dei propri comportamenti al partner (“E’ colpa tua se succede questo/se faccio così”).

Come uscirne? 

1Non trascurare i segnali. Sono molti i casi di cronaca che ci fanno riflettere sull’importanza di agire in tempo.

2Non cercare giustificazioni ai comportamenti eccessivi/bizzarri del partner.

3Chiediti se la relazione favorisce il tuo sviluppo. Ogni relazione mediamente sana favorisce il processo evolutivo dei suoi membri e il loro benessere.

4Esci dall’isolamento. Chiedere aiuto può essere molto difficile, per paura di essere giudicati e/o perché viene considerato una sconfitta. Eppure il confronto con gli altri (un amico, un insegnante, un preparatore atletico, un sacerdote) può farci sentire meno soli e aiutarci a ritrovare le nostre coordinate.

5Puoi dire “NO!”, puoi dire “Basta!”. Valuta i pro e i contro della relazione, e se diventa insostenibile prendi le distanze.

Stai vivendo una situazione simile o conosci qualcuno imbrigliato in un amore ingombrante? Raccontacelo sul blog, anche in forma anonima!

Ti ricordo che il numero gratuito 1522 (Telefonorosa) offre alle donne un servizio di accoglienza e ascolto multilingue h24.

Alessia Leotta  è una collaboratrice sul sito Miss Strawberry Fields.

Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità all’Università La Sapienza di Roma e iscritta all’Albo degli Psicologi del Lazio (n°11884). Nel 2012 ho collaborato con il Mensile “Ragazza Moderna” per la rubrica dei professionisti “S.O.S.”. Nello stesso anno, sono stata invitata a partecipare a un esperimento in vivo, “Aperitivo con lo Psicologo”, per la rivista “Cosmopolitan” (Italia). Il mio obiettivo sarà quello di offrire spunti di riflessione su tematiche di psicologia ad ampio spettro, facendo incontrare, così, due mie grandi passioni: la Psicologia e la Scrittura. E per rendere tutto più dinamico, vi aspetto numerosi e attivi con domande, chiarimenti e curiosità!