L’incubo di Fabio Quagliarella che lo portò via dal suo Napoli

di Stefania Carboni | 02/03/2017

C’è una storia che per anni non è stata raccontata bene, fino in fondo. È quella di Fabio Quagliarella, leggenda del Napoli che ha poi subito vari cambi di squadra e divorzi con la tifoseria azzurra. Finalmente Fabio è libero da un incubo, quello del suo stalker, Raffaele Piccolo, che pian piano si è insinuato nella sua vita, condizionandola. Anche dal punto di vista professionale, per cinque anni. All’improvviso Quagliarella, dal re di Napoli fu ceduto alla Juventus causando l’ira dei tifosi. Fabio ieri ha raccontato tutto alle Iene in un servizio che sta diventando virale

Sono passato per l’infame della situazione. E credimi passando così davanti alla propria gente fa male. Negli anni in cui sono tornato a Napoli cercavo di camuffarmi. Alcuni amici mi dicevano “dai facciamoci un giro in qualche locale” e rifiutavo. E poi pensavo la gente non è mica tutta così, anzi. Il napoletano ha un cuore che se fossero tutti come lui il mondo sarebbe migliore. (Quaglierella a Giulio Golia)

Raffaele Piccolo si insinuò nella vita familiare del calciatore piano piano. Fu presentato da un amico fidato, Giulio, per risolvere un problema di pc a casa Quagliarella. L’uomo, al tempo poliziotto della polizia postale, apparve come una persona fidata, gentile. Ma poi pian piano sono iniziate ad arrivare lettere minatorie a casa del calciatore. Le missive dicevano che Fabio era un pedofilo (con tanto di foto di ragazzine nude) o un camorrista. Raffaele era oramai una persona di casa e quindi, quando sono iniziati questi problemi, Quagliarella si è affidato a lui. Dalle missive si arriva a minacce più pesanti. Perfino alla bara con foto del calciatore recapitata a casa. Raffaele raccoglie le denunce del calciatore, denunce che non verranno mai presentate in procura. La spirale della paranoia invade la famiglia, anche perché Raffaele si raccomandava di stare attenti alle lettere che arrivavano a casa. Invitava i pochi informati a non fidarsi. Fabio non raccontò di queste cose neanche ai suoi fratelli. Solo suo padre sapeva tutto e Giulio, l’amico fidato.

fabio quagliarella
L’amico Giulio

LO STALKER DI QUAGLIARELLA ISOLA SEMPRE PIU’ IL CALCIATORE

C’erano però troppe persone nella vita di Fabio. Il “cerchio magico” andava ristretto. Così all’improvviso Giulio, amico leale del calciatore, si ritrovò chiamato dalla Dda di Castellamare. «Sono stato chiamato al commissariato ero tranquillo, sereno. Al che mi venne detto “ridi pure quà il problema è grande”», ha spiegato l’uomo alla Iena Golia. Un dossier ad hoc era piazzato sul tavolo degli inquirenti. Dentro si accusava Giulio di legami con la camorra.«Dicevamo che intestavo sim ai camorristi, cosa non vera. Ho vissuto un incubo. Non ho mai fatto nulla male». Ma oltre a tutto questo, lo stalker è riuscito a fare ancora più male.

Le stesse missive che mi mandavano a a casa arrivavano anche alla società del Napoli. Fino a quando un giorno, quando dovevo giocare da titolare per un incontro contro la Svezia, mi chiamarono. “No, tu non giochi perché ti abbiamo venduto, meglio non giocare”
(Quagliarella)

Quagliarella viene ceduto. Si beccò gli insulti dei tifosi. Perfino le chiamate a casa, anonime. Il giocatore confessa che probabilmente, se tutto questo non fosse mai successo, avrebbe continuato a restare nel Napoli. Da capitano magari, chissà. Il calciatore andò via sperando che un giorno la verità sarebbe arrivata a galla. Altrimenti per la sua gente sarebbe rimasto un “infame”.

QUAGLIARELLA E QUEL GESTO COL TORO

Fabio ha provato a ricucire con la tifoseria. Quando lui, da giocatore del Torino, batté un calcio di rigore non esultò. Anzi, fece un gesto di mani giunte verso al curva del Napoli. Un gesto che gli costerà la rabbia dei tifosi del Toro.

fabio quagliarella

«Lo feci proprio per dire loro che non avevo nulla contro. Lo feci perché sapevo che prima o poi questo cerchio si sarebbe chiuso», ha raccontato il calciatore.

Come è stato smascherato Piccolo? Grazie al papà di Fabio, Vittorio. Lo stalker si tradì con una mossa. Piccolo disse che anche lui riceveva le stesse minacce. «Così – spiegò Vittorio – andammo a prendere un caffè, insieme. Gli chiesi il messaggio di minacce che aveva ricevuto e lui ad un certo punto mi disse “ahhh l’ho cancellato”». Strano. La cosa insospettisce Vittorio, il papà del calciatore va in procura e scopre che nessuna denuncia fu mai depositata. Centinaia di documenti, firmati dalla famiglia, non sono mai stati consegnati. Così, la polizia avvia le indagini e in poco tempo inchioda il fidato amico della postale. Pochi giorni fa Raffaele Piccolo è stato condannato per il reato di stalking, a 4 anni e 8 mesi di carcere.

Fine dell’incubo. Fabio però ha perso tanto. Anche se qualche giorno fa ha giocato da capitano della Samp (“un’emozione bellissima” ndr)  papà Vittorio spiega come l’obiettivo del figlio fosse sempre stata la sua casa, Napoli. Quanto Fabio sia affezionato a quella squadra lo racconta bene Giulio, il suo amico.

In tutta la carriera ho visto solo una volta Fabio baciare la maglia: quella del Napoli. Il Napoli era il sogno di una vita. Fabio ha interrotto il sogno di una vita. Prima di andare al Napoli sapete rifiutò la Juve. Quando firmò il contratto mi chiamò e disse: “Sto turnando”. Lui tornerebbe qui, di nuovo