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La storia di Giulia: in 23 ospedali per riuscire ad abortire

Giulia ha quarantuno anni. Libero-professionista, è mamma, ha due bambini. Per procedere all’interruzione volontaria della sua terza gravidanza, ha contattato 23 ospedali. Un corsa disperata nell’Italia 2017 e raccontata oggi sul Gazzettino di Padova:

«Non doveva succedere, uso la spirale, mai e poi mai mi sarei aspettata una nuova gravidanza. Ho iniziato a fare qualche telefonata, inizialmente mi sono mossa pensando fosse relativamente semplice, contattando il mio ginecologo, l’ospedale di Padova. Mi sono accorta subito che tentennavano, da lì è iniziata un’odissea». Una dopo l’altra, Giulia contatta 23 strutture ospedaliere. Le risposte erano le più disparate: non ce la facciamo, siamo già al limite, non riusciamo a stare nei tempi, ci sono le vacanze, sono tutti obiettori, il problema non è solo trovare un medico ma anche l’anestesista può essere obiettore di coscienza, quindi dobbiamo convogliare in sala operatoria in una sola giornata professionisti non obiettori

Giulia racconta a Federica Cappellato la sua odissea. Sempre più isolata la donna ha contattato la Cgil. «Non potevo condividere il mio dramma
con amici e parenti. Sapevo che il sindacato ne aveva sempreb fatto una battaglia per l’applicazione di un diritto. Solo loro mi hanno dato una mano a sbloccare la situazione, peraltro all’ospedale Padova, la prima struttura dove mi avevano detto che non c’era posto». Luca Coletto, assessore
veneto alle politiche sanitarie ha detto al Gazzettino che approfondirà la vicenda sentendo anche Giulia. In Veneto la percentuale di
ginecologi obiettori di coscienza sfiora il 77%, secondo l’ultimo rapporto del ministero della Salute.

(in copertina foto)

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