Anche l’Italia avrà il suo Pentagono

di Redazione | 01/03/2017

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Anche l’Italia avrà il suo Pentagono. Lo ha spiegato il ministro della Difesa Roberta Pinotti in un’intervista rilasciata a Gianluca Di Feo per Repubblica presentando il piano di riforma delle nostre Forze Armate. Mentre gli Stati Uniti rilanciano gli investimenti bellici nel nostro Paese si cerca di rivedere le spese eliminando divisioni antiche e doppioni.

 

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LA RIFORMA DELLE FORZE ARMATE E IL PENTAGONO ITALIANO

«Oggi – dice Pinotti – non esiste una missione che non richieda componenti di tutte le forze armate: ci può essere prevalenza di Marina, Aeronautica, Esercito ma poi hai bisogno di uno sguardo d’insieme. L’identità viene preservata perché è un elemento importante, positivo, ma questa identità non può essere vissuta come competizione interna». Il piano di integrazione prevede meno militari, e soprattutto meno generali e ammiragli:

“Prevediamo, in base alla legge 244, entro il 2024 di ridurre gli organici di 40 mila militari e 10 mila civili: una trasformazione che nessuna pubblica amministrazione finora ha tentato. Quanto agli alti ufficiali, negli anni passati c’è stata una proliferazione di comandi perché c’era un numero di generali e ammiragli promossi in base agli scatti di carriera. Credo che oggi sia richiesto che il numero dei generali sia conseguente alla necessità dei comandi e non viceversa”.

 

Lei ha detto di sognare un “Pentagono italiano”, un unico comando dove rendere concreta l’integrazione dei vertici. Si riuscirà mai a realizzarlo?

 

“Lo stiamo già progettando: abbiamo presentato una prima richiesta all’interno del budget per le infrastrutture previsto dalla Legge di stabilità. A Centocelle abbiamo già trasferito dal centro storico le 1500 persone della Direzione generale degli armamenti e lì c’è il Coi, il comando operativo che gestisce tutte le missioni all’estero e in Italia. E lì si è pensato di costruire la struttura con i vertici di tutte le forze armate. Spazi e cubature sono disponibili, abbiamo ipotizzato strade e infrastrutture. Non c’è dubbio che stare tutti insieme consente di pensarsi come un insieme e avere quelle continue relazioni che devono esistere tra le forze armate. E ci sarà un risparmio nella gestione, oltre alla possibilità di immettere sul mercato immobili di pregio”.

Il piano di riforma prevede anche un 40% di militari con contratto a tempo determinato rispetto al 18% attuale. Il ministro immagina l’arruolamento di giovani a 19-20 anni, offrendogli un pacchetto formativo importante per 7 anni, insegnando lingue e professionalità e dotandoli di brevetti qualificati. In tal modo sul mercato del lavoro a 26-27 anni non dovrebbero avere difficoltà a trovare altra occupazione.

(Foto: ANSA / GIORGIO ONORATI)