Cosa cambia per Flixbus con il decreto Milleproroghe

23/02/2017 di Redazione

Oggi il Milleproroghe si avvia verso l’ok definitivo. E tra le norme indicate c’è anche quella relativa a Flixbus, autobus lowcost che però, a dispetto del pasticcio fatto in Senato, sarà rivista.

FLIXBUS MILLEPROROGHE: COME SI ESCE DAL PASTICCIO DELL’EMENDAMENTO FATTO IN SENATO

L’emendamento passato mette infatti in ginocchio società come Megabus e FlixBus, utilizzate da migliaia di italiani. Il testo prevede che solo gli operatori del trasporto, e non le piattaforme digitali, possano ottenere l’autorizzazione a operare per le tratte interregionali da anni affidate in concessione. La norma di fatto penalizza società che sono solo una piattaforma in Italia come l’inglese Megabus, ad esempio.
Andrea Mazziotti, relatore del decreto Milleproroghe alla Camera e deputato di Civici e Innovatori, ha chiesto di rivedere il pasticcio garantendo che «sarà abrogato al primo provvedimento utile».
«Sono molto soddisfatto e altrettanto contenti saranno i tantissimi viaggiatori che in questi anni hanno avuto più possibilità di scelta – ha spiegato Mazziotti – vince la concorrenza, vince il libero mercato, sempre nel perimetro fissato dalla legge».

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FLIXBUS: PRESENTATI ODG CHE IMPEGNANO IL GOVERNO A TUTELARE LA SOCIETA’

Per scongiurare ogni problema sono stati approvati anche tre ordini del giorno che impegnano il governo a non danneggiare le società di bus lowcost come Flixbus. Uno di questi odg è firmato dal deputato di Direzione Italia Daniele Capezzone (insieme a Bianconi e Corsaro): «Il Governo ha detto sì al nostro ordine del giorno per consentire a questo servizio di poter esistere e competere con gli altri, senza subire danni. Ora (essendo stati ammessi, oltre al nostro, anche altri due odg convergenti, a prime firme dei colleghi Mazziotti e Boccadutri), la strada per risolvere il problema e garantire la vita di Flixbus è aperta. O nel provvedimento sulla concorrenza o nel primo provvedimento utile».

Dello stesso avviso anche Sergio Boccadutri (Pd), anche lui firmatario di uno degli odg approvato. per lui approvare quell’emendamento «è stato un grave errore, a cui il Governo si è prontamente impegnato a rimediare quanto prima, anche per non incorrere nel rischio di una procedura di infrazione europea oppure una censura da parte della Corte Costituzionale». Questo ultimo rischio non è da poco.

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