Inchiesta Consip: i pm indagano sulla rete che coinvolge, Romeo, l’amico Russo e Tiziano Renzi

di Redazione | 19/02/2017

romeo Tiziano Renzi

Si sta indagando sulla società inglese riconducibile all’imprenditore Alfredo Romeo. I pm vogliono capire di più sulle tangenti, pagate con i fondi neri realizzati attraverso false fatturazioni e i 350mila euro prelevati dall’imprenditore napoletano con assegni intestati a sé stesso.

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Ne parla Valentina Errante per il Mattino di Napoli.

Soldi che avrebbero assicurato la vincita degli appalti, grazie a una rete di “facilitatori” della quale farebbero parte anche l’imprenditore toscano Carlo Russo e il suo amico Tiziano Renzi, padre dell’ex premier. Le mazzette sarebbero state nascoste sotto varie voci, per questo, i magistrati di Napoli e Roma, che indagano in coordinamento investigativo, stanno cercando individuare anche la complessa rete di finanziamenti e sponsorizzazioni nei confronti di enti e fondazioni da parte di società riconducibili all’imprenditore napoletano. E sotto esame non c’è solo l’appalto Consip, la mega commessa da 2,7 miliardi di cui Romeo si è accaparrato 609 milioni di euro. Oltre alla gara nella quale Russo e Renzi senior si sarebbero attivati per “facilitare” Romeo, ci sarebbe anche l’appalto “Grandi stazioni”: sarebbe stato Russo a convincere l’imprenditore a partecipare e a fargli vincere la commessa, almeno secondo il Noe dei carabinieri. Uno scenario che sarà più chiaro la prossima settimana o probabilmente a marzo, quando Russo e Renzi senior, indagati per traffico di influenze, saranno sentiti dal pm Mario Palazzi.
I pm hanno fatto partire la rogatoria, vogliono vedere i bilanci della società inglese riconducibile all’imprenditore napoletano, perché le conversazioni, registrate per mesi, lasciano pochi margini ai dubbi: le tangenti venivano pagate con il collaudato sistema delle false fatturazioni o sotto la voce di “consulenze”, a fronte di prestazioni inesistenti. E Romeo si sarebbe servito delle «società estere e in particolare di società inglese, nella sua disponibilità o dei suoi familiari». L’inchiesta conta già su alcune “gole profonde” che hanno ammesso ai pm di avere ricevuto da Romeo «cospicue somme di danaro provenienti, per ammissione e per quanto riferitogli dall’imprenditore, dalle sue società». Ma ci sono anche le «segnalazioni per operazioni sospette», arrivate dall’Uif di Bankitalia alla Guardia di Finanza e riguardano la «monetizzazione in contante da parte di Romeo di circa 350mila euro, attraverso il cambio di assegni “a me medesimo” negoziati, in particolare, presso istituti di credito con sede a Napoli».

(foto copertina ANSA/GIUSEPPE LAMI)