bufale online
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Le Iene e l’imprenditore che crea bufale online

Chi produce le bufale online? Chi c’è dietro e quanto ci guadagna diffondendo sui social network delle notizie fasulle che ingannano migliaia di utenti? A queste risposte ha provato a dare una risposta un servizio del Le Iene realizzato dall’inviato Matteo Viviani che ha ricostruito la storia di decine di siti web collegati tra loro che negli ultimi mesi hanno lanciato in Rete informazioni false diventate poi iper-condivise.

 

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BUFALE ONLINE, IL BUSINESS DEI SITI CHE PUBBLICANO NOTIZIE FALSE

Del caso hanno parlato tutti i media italiani dopo la scoperta realizzata da due noti cacciatori di bufale, Paolo Attivissimo e David Puente (autori dei siti Il Disinformatico e del blog David Puente). I due debunker hanno smascherato alcuni siti che sistematicamente creano e diffondono notizie false utilizzando un dominio ingannevole perché simile a quello di note e autorevoli testate: liberogiornale.com, ilfattoquotidaino.com, newstg24.com, gazzettadellasera.com. Attivissimo e Puente non si sono limitati ad osservare il fenomeno hanno deciso di indagare più a fondo scoperto che dietro quelle pagine c’è un vero e proprio business delle bufale. «A me interessava semplicemente mostrare che esiste una vera e propria industria della fabbricazione del falso, perché è un meccanismo che molti utenti non immaginano», ha spiegato a Le Iene Attivissimo. «Gli utenti – ha affermato Puente – sogno ignari che le loro paure, le loro insicurezze, vengono sfruttate, e certe persone guadagnano. Ma quanto fa piacere essere presi in giro?».

La loro indagine è partita da uno dei siti più attivi nel mondo delle bufale, da Libero Giornale, diventato famoso anche per la prima bufala sul governo Gentiloni. «Questo sito – ha spiegato Puente – mi ha incuriosito perché già in passato avevo trovato collegamenti con altri siti. Ho notato collegamenti anche a livello informatico. I siti di bufala rimandavano tutti alla stessa azienda di pubblicità». Un codice pubblicitario «è il filo che lega siti apparentemente separati», ha detto Attivissimo. Le ricerche dei due debunker hanno condotto ad una società si chiama Edinet e ha sede a Sofia, in Bulgaria.

BUFALE ONLINE, L’IMPRENDITORE RACCONTA LE NEWS INGANNEVOLI

Le Iene sono riuscite ad intervistare Matteo Ricci, l’imprenditore a capo della società, attiva soprattutto nella realizzazione di siti web (si occupa in particolare di affitto di spazi web, tramite una società di Torino rivende spazi pubblicitari). L’amministratore delegato davanti alle telecamere ha parlato di un fatturato da 50mila euro da aprile a dicembre scorso, ovvero da 5.500 euro al mese. Ha detto che i siti di bufale realizzati sono una trentina dei complessivi 162 gestiti dalla società. E ha anche provato a spiegare come si arriva alle scelte degli autori, come esista una continua ricerca degli argomenti che possono suscitare una forte indignazione dei lettori «Se io esco con quello che Renzi ha fatto quello che tutti odiano, tutti vanno a leggere».

Ma Ricci ha anche dimostrato di essere perfettamente consapevole dei danni che può creare un’informazione falsa. «Voi – ha chiesto l’intervistatore – create delle notizie che assomigliano a notizie vere, siete coscienti che i vostri lettori abboccano?». «Sì», ha risposto. E ancora, altra domanda: «Siete coscienti che chi vi legge non è una persona che cerca di farsi una risata?». «Sì», ha ammesso l’imprenditore. E ancora: «Voi monetizzate grazie a notizie false…». «Sì, è vero», ha detto l’amministratore di Edinet.

«Una bufala può creare anche danni», ha continuato l’intervistatore. «Certo», ha detto Ricci. Altra domanda: «È giusto guadagnare su qualcosa potenzialmente pericoloso?». «No, non sarebbe giusto, non ti posso dire di sì. Ma la notizie non hanno mai provocato danni». Fomentare l’ignoranza non è un danno? «Sì, sicuramente, sì, abbiamo fatto un danno», dice Ricci. Che conclude l’intervista con la promessa di una pubblicazione: «Quello che noi stiamo realizzando raccogliendo i commenti alle notizie fasulle è un libro sull’effetto di come una notizia falsa possa influenzare in modo negativo o positivo l’opinione pubblica». C’è da sperare che anche questa non sia l’ultimo inganno.

(Immagine: frame da video di Le Iene / Italiauno / Mediaset)