Ceta, come funziona il trattato di libero scambio tra UE e Canada

di Andrea Mollica | 15/02/2017

Ceta

Il Ceta è stato approvato dal Parlamento europeo. Il trattato di libero scambio tra Canada e Unione Europea ha ottenuto 408 voti favorevoli, 254 contrari e 33 astensioni. I principali partiti europei, i popolari, i socialisti e i liberali, si sono schierati a favore, pur con qualche distinguo al loro interno, specialmente nel gruppo progressista. Dissenso maggioritario è invece stato espresso dalle formazioni euroscettiche, così come da quelle di sinistra.  Molti disposizioni di questo trattato commerciale entreranno in vigore dopo la ratifica dei Parlamenti nazionali. Il Ceta, acronimo inglese per Accordo economico e commerciale globale, è un trattato internazionale siglato dall’Unione Europea e dal Canada. Il suo obiettivo è costituire un’area di libero scambio tra due delle principali economie globali, che hanno tra di loro un volume di affari che vale circa 60 miliardi di euro l’anno per quanto riguarda lo scambio delle merci. Lo scambio dei servizi è un mercato che nel 2012, come informa l’UE, ha superato i 20 miliardi. L’Unione Europea è il secondo partner commerciale per il Canada. Per l’UE il Canada rappresenta il dodicesimo partner commerciale per rilevanza economica. Il Ceta è uno trattato di libero scambio, accordi commerciali che uniscono Paesi diversi per creare mercati il più possibile integrati.

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Per realizzare questo obiettivo il Ceta abolisce quasi tutti i dazi sulle importazioni, aprendo i mercati dei servizi. Le aziende europee potranno partecipare agli appalti pubblici in Canada, e viceversa. Oltre all’abbattimento delle barriere tariffarie il Ceta propone anche un coordinamento tra gli organismi legislativi, per rendere più omogenea la disciplina normativa dei mercati di Canada e UE. Il trattato commerciale istituisce un sistema di risoluzione delle controversie sugli investimenti, un meccanismo inteso a proteggere gli investitori stranieri dalle discriminazioni o dal trattamento iniquo da parte dei governi, anche se diverso dall’ISDS tipica di altri accordi di libero scambio, come esiste nel Nafta. Nel Ceta è previsto un tribunale speciale a carattere pubblico, richiesto in particolare dall’Europa per superare l’opposizione di diversi Paesi. L’ISDS, Investor-state dispute settlement , risoluzione della controversia tra Stato investitore, è una norma contenuta in molti accordi internazionali, che garantisce alle aziende di evitare il ricorso alla magistratura ordinaria. Grazie a questo strumento di diritto pubblico internazionale per far valere il rispetto di un trattato di libero scambio l’investitore straniero può ricorrere a una tribunale speciale, le corti di arbitrato commerciale. Si tratta di uno degli aspetti più controversi degli accordi di libero scambio, visto che garantisce alle imprese  straniere operanti in un determinato mercato una via preferenziale e diversa rispetto alla giustizia ordinaria. L’avversione all’ISDS è uno dei motivi per cui è stata così marcata l’avversione al Ttip, il trattato di libero scambio tra Usa e UE, al momento sostanzialmente naufragato. Il Ceta è un accordo commerciale comparabile al Ttip, anche se è diventato meno controverso probabilmente a causa della minor dimensione dell’economia canadese. Le trattative sono durate diversi anni, e sono diventate particolarmente difficile poco prima della ratifica del Consiglio dell’UE, l’organismo che riunisce i Governi dei Paesi membri. Il Belgio non poteva dare il suo voto favorevole vista l’opposizione della Vallonia al Ceta, poi superata. Negli ultimi mesi è cresciuta in Occidente l’avversione per gli accordi di libero scambio, come testimoniato dal successo di Donald Trump. Il presidente americano contesta politiche commerciali che favoriscono la globalizzazione e la conseguente delocalizzazione delle produzioni. Il Ceta è stato contestato perchè troppo favorevole alle multinazionali per l’avversione all’integrazione economica tra Paesi diversi, una presa di posizione particolarmente cara alle forze sovraniste.

EPA/STEPHANIE LECOCQ