Sentenza omicidio Elena Ceste, in appello il marito Michele Buoninconti condannato a 30 anni

di Redazione | 15/02/2017

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Sentenza omicidio Elena Ceste. In appello il marito Michele Buoniconti è stato condannato a 30 anni di carcere per l’uccisione della moglie Elena Ceste avvenuta nel 2014. I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Torino hanno confermato il verdetto di primo grado del novembre 2015. Nel dispositivo la Corte ha confermato i risarcimenti alle parti civili già concesse in primo grado e con separata ordinanza disposto il sequestro conservativo del patrimonio di Buoninconti a favore delle parti civili. «Si tratta – ha spiegato l’avvocato di parte civile, Debora Abate Zaro – di conti correnti e di un terzo della casa. Siamo soddisfatti. Questo garantisce un futuro ai figli».

«Non avevamo dubbi sulla decisione della Corte – hanno commentato i legali della famiglia della vittima – i genitori sono molto provati, non si può essere contenti per una sentenza che riguarda l’omicidio di una figlia». «Sapevamo che non poteva andare diversamente, mai avremmo voluto che il colpevole fosse lui», ha commentato invece a Pomeriggio 5, su Canale 5, Danilo Tavano, cognato di Elena Ceste. «Non posso dire che sono contento che stia dentro, ma purtroppo se l’è cercata lui».

SENTENZA OMICIDIO ELENA CESTE, MARITO MICHELE BUONINCONTI CONDANNATO A 30 ANNI

Michele Buoninconti, ex vigile del fuoco di Costigliole d’Asti, per l’omicidio della moglie Elena Ceste era stato condannato a 30 anni di reclusione in primo grado il 4 novembre 2015.

Elena Ceste fu ritrovata cadavere in un canale poco distante da casa, a Costigliole d’Asti, il 18 ottobre 2014, nove mesi dopo la scomparsa, avvenuta il 24 gennaio 2014. Il marito Michele Buoninconti finì in carcere il 29 gennaio 2015. Era stato iscritto nel registro degli indagati poco dopo il ritrovamento dei resti della donna. Gli avvocati di Buoninconti nel corso del processo d’appello hanno anche sostenuto la tesi del suicidio. La coppia viveva a Costigliole d’Asti con i loro 4 figli, ora affidati ai nonni.

«Impugneremo la sentenza in Cassazione. Michele Buoninconti è stato colpito negativamente da questa conferma della condanna. Credeva di poter avere giustizia. Comunque non ci arrendiamo, il terzo grado della giustizia sarà attivato e questa sarà la decisione definitiva», ha detto a La Vita in Diretta, in onda su Raiuno, il legale del condannato.

OMICIDIO ELENA CESTE, ULTIMA UDIENZA PRIMA DELLA SENTENZA D’APPELLO

L’ultima udienza del processo d’Appello a Torino a Michele Buoninconti è terminata stamane verso le 11. Dopo il procuratore generale, Laura Deodato, che ha chiesto per il marito di Elena Ceste la conferma della condanna di primo grado a 30 anni di reclusione comminata dalla Corte d’assise di Asti con rito abbreviato, sono intervenute le parti civili e la difesa. I legali di Buoninconti in udienza avevano chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste o in subordine l’esclusione dell’aggravante della premeditazione in quanto, secondo loro, non vi sarebbero prove nei giorni precedenti alla scomparsa della donna della pianificazione dell’omicidio. Poi nel pomeriggio i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Torino si sono riuniti in Camera di Consiglio per decidere il verdetto.

Lasciando l’aula, i difensori di Michele Buoninconti (Giuseppe Marazzita ed Enrico Scolari) sono tornati a criticare la scelta, operata dai loro predecessori, del rito abbreviato, che non avrebbe permesso – hanno sostenuto – di svolgere ulteriori approfondimenti, «penalizzando l’imputato». «Su quanto è accaduto – hanno ribadito gli avvocati dell’imputato – si possono fare solo delle ipotesi. Non è possibile dire come, quando, dove e in che modo Elena Ceste è stata uccisa. E non si può nemmeno dire se sia stato un delitto premeditato, volontario, di impeto o di altro. A nostro avviso non si è trattato nemmeno di un omicidio».

Il pg Deodato aveva già chiesto la conferma della sentenza di primo grado in una delle precedenti udienze. In aula anche per l’ultima udienza del processo erano presenti i genitori della vittima. La mamma Lucia è il papà Franco hanno partecipato a tutte le udienze.

(Immagine: fermo immagine da Chi l’ha visto?)