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Chat M5S, Di Maio su Marra: «È un servitore dello Stato». Ma era incompleta

Edit: La versione integrale della chat di Di Maio su Marra smentisce sostanzialmente la ricostruzione fatta dai giornali, che avevano trascritto in modo parziale il messaggio inviato a Virginia Raggi.

Luigi Di Maio potrebbe aver mentito sul suo rapporto con Raffaele Marra, l’ex capo del personale del Comune di Roma, a dicembre arrestato per corruzione e indagato insieme alla sindaca Virginia Raggi per abuso d’ufficio per la nomina di suo fratello Renato Marra a capo del dipartimento turismo del Campidoglio. Intervistato domenica scorsa da Lucia Annunziata nel corso de ‘In mezz’ora’ su Raitre il vicepresidente della Camera ha garantito di aver incontrato Marra il 6 luglio 2016 nei suoi uffici «per cacciarlo», ma nelle chat telefoniche salvate sullo smartphone dell’ex fedelissimo della Raggi (che Repubblica è in grado di documentare) emerge qualcosa di diverso.

 

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CHAT M5S, MARRA SU DI MAIO: «L’INCONTRO ANDÒ MOLTO BENE»

Si tratta precisamente di due chat, entrambe datate 10 agosto 2016, giorno in cui in Campidoglio è in calendario la votazione della mozione di sfiducia dell’allora assessore Paola Muraro. Nella prima Marra racconta alla Raggi del buon esito del suo incontro con Di Maio. Racconta Carlo Bonini su Repubblica:

Scrive Marra alla Raggi: “Vorrei anche ricordarti che ho manifestato la mia disponibilità a riprendere l’aspettativa sin dal giorno in cui ho incontrato il vice presidente Di Maio a cui manifestai la mia disponibilità a presentare l’istanza qualora non fossi stato in grado di convincerlo, carte alla mano, sulla mia assoluta correttezza morale e professionale. L’incontro, come sai, andò molto bene, tanto che lui mi disse di farmi dare da te i suoi numeri personali. Cosa che per correttezza non ho mai fatto. Pensavo che quell’incontro potesse rappresentare un punto di svolta. Evidentemente mi sbagliavo”.

CHAT M5S, DI MAIO SU MARRA: «NON SI SENTA UMILIATO, È UN SERVITORE DELLO STATO»

Nella seconda chat, invece, Virginia Raggi per tranquillizzare Raffaele Marra e convincerlo a resistere (l’allora capo del Personale si sentiva ossessionato da uno stillicidio sulla sua persona, con una parte del M5S che chiedeva di allontanarlo) gli inoltra un sms che aveva ricevuto da Di Maio. Nel messaggio il vicepresidente della Camera definiva Marra un «servitorie dello Stato» e uno dei «miei». Scrive ancora Bonini su Repubblica:

Scrive Di Maio alla Raggi: “Quanto alle ragioni di Marra, lui non si senta umiliato.

È un servitore dello Stato. Sui miei, il Movimento fa accertamenti ogni mese. L’importante è non trovare nulla”. “Un servitore dello Stato”. Di più: “Uno dei miei”. Non male per un tipo che, a suo dire, aveva “cacciato” il 6 luglio.

(Foto: ANSA / MASSIMO PERCOSSI)