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Anche la Corte d’Appello boccia il Muslim Ban di Donald Trump. Il presidente: «Decisione politica»

Dalla magistratura americana arriva ancora una bocciatura delle scelte di Donald Trump sull’immigrazione e per la sicurezza. La corte d’appello federale di San Francisco all’unanimità ha negato il ripristino del cosiddetto Muslim Ban, il bando del nuovo presidente degli Stati Uniti che vieta l’ingresso di rifugiati e cittadini provenienti da sette Paesi islamici, confermando così la decisione di un giudice federale di Seattle e respingendo il ricorso dell’amministrazione Usa.

 

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A questo punto la vicenda finirà davanti alla massima istanza giudiziaria. Il verdetto finale spetterà alla Corte Suprema. «Ci vediamo alla Corte, è in gioco la sicurezza della nazione», ha twittato Donald Trump anticipando la sua prossima mossa. La Corte suprema resta in una situazione di potenziale stallo in attesa della conferma da parte del Senato di Neil Gorsuch, il nuovo giudice nominato da Trump. In caso di un voto in parità, resterebbe in vigore la decisione assunta dalla Corte d’Appello e quindi il Muslim Ban resterebbe sospeso.  Al momento il massimo tribunale americano è composto da otto giudici invece che nove, ma la nomina di Neil Gorsuch da parte di Trump, difficilmente potrà superare il percorso di approvazione al Senato prima che la Corte Suprema decida in merito al bando.

PERCHÈ LA CORTE D’APPELLO HA BOCCIATO IL MUSLIM BAN DI DONALD TRUMP

Ma come mai la Corte d’Appello ha bocciato il ricorso del presidente (precisamente del Dipartimento di Giustizia)? Secondo i giudici (due di nomina democratica e uno di nomina repubblicana), l’amministrazione guidata da Donald Trump non ha portato prove che qualche straniero proveniente dai sette Paesi in questione ha commesso un attacco terroristico negli Stati Uniti e non ha spiegato nemmeno l’urgenza del provvedimento. Secondo il collegio che si è espresso, erano in ballo da una parte l’interesse della sicurezza nazionale e la capacità del presidente Usa di attuare le sue politiche, dall’altro il diritto a viaggiare liberamente, ad evitare la separazione delle famiglie e la discriminazione.

Il Dipartimento di Giustizia aveva deciso di impugnare la decisione del giudice federale di Seattle ritenendo che l’ordine esecutivo del presidente di vietare l’ingresso negli Usa dei cittadini di sette Paesi islamici rientra a tutti gli effetti nei suoi poteri e non viola quindi costituzione. La scelta sarebbe giustificata dalla necessità di proteggere gli Stati Uniti dalla minaccia terroristica. Ma la Corte d’Appello ha sollevato dubbi sui reali poteri del presidente americano in una questione che va a toccare il principio costituzionale della libertà religiosa.

LA REAZIONE DI DONALD TRUMP ALLA BOCCIATURA DEL MUSLIM BAN

Si tratta di «una decisione politica», ha affermato Donald Trump dopo il verdetto. «Vinceremo il caso, penso molto facilmente», ha poi aggiunto. In linea con quanto affermato anche nei giorni scorsi. Il presidente ha definito il giudice di Seattle, James Robart, uno pseudo-giudice: ha giudicato «ridicola» la sua decisione e ha definito la giustizia eccessivamente «politicizzata».

(Foto: EPA / JIM LO SCALZO)