Come si sceglie il partner giusto | Secondo la psicologa

di Redazione | 09/02/2017

La scelta del partner è spesso un gioco di incastri, di “vuoti” e di “pieni”. Scopriamo perché.

La scelta del partner è un argomento che incuriosisce molti, soprattutto chi inciampa di frequente in esperienze negative. L’idea che le nostre scelte sentimentali siano autonome, libere e consapevoli è stata smentita da numerose ricerche psicologiche:

  • La scelta del partner va letta all’interno della storia relazionale e familiare di ciascuna persona.
  • In numerosi casi, la scelta si orienta verso una persona capace di incastrarsi in modo complementare nei propri schemi relazionali.
  • Il contesto e l’età possono indirizzare verso un tipo di scelta piuttosto che un’altra (chi inizia un rapporto da ragazzo non ha le stesse aspettative di chi lo inizia in età avanzata, né sceglie il partner in base alle stesse caratteristiche).

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SCEGLIERE UN PARTNER: LA SUA RICERCA

Esiste una tendenza generale a ricercare un partner, indipendentemente dalla natura e dalla durata del legame. Se stai pensando: “Non ho bisogno di nessuno!”, prova a riflettere se la tua è una reale mancanza di bisogno o una rinuncia condizionata da altri fattori.

Le motivazioni psicologiche che sottendono la ricerca di un partner sono molteplici, per esempio:

  • bisogno di accudimento (“Voglio una persona che si prenda cura di me”)
  • bisogno di sicurezza (“Ho paura della solitudine”, “Voglio sentirmi protetta”)
  • progettualità procreativa (“Voglio una famiglia e dei figli”).
  • pressione sociale (“Alla mia età tutti hanno una relazione stabile!”)
  • vantaggio economico/organizzativo (“In due si tira avanti meglio!”).

Come avviene la scelta? La qualità del legame con chi si è preso cura di noi nell’infanzia influenza la scelta del partner. Spesso si sceglie una persona che “sembri” adatto a far luce sui nostri nodi problematici o a risolverli.

Secondo la Psicologia sistemico-relazionale, la scelta del partner solo in apparenza coinvolge due persone, ma in realtà è legata a tre fattori:

  1. mito familiare
  2. mandato familiare
  3. bisogni personali.

Il mito familiare è l’insieme degli elementi che formano l’identità di una famiglia. Racchiude valori, tabù, credenze, aneddoti ereditati dalle generazioni passate e in parte inconsci.

In che modo il mito familiare influenza la scelta del partner? Per esempio:

  • suggerisce le caratteristiche dell’altro a cui prestare attenzione (valori, ideali, comportamenti, status sociale),
  • crea aspettative rispetto a come una relazione dovrà evolvere.

Il mandato familiare, invece, include aspettative e richieste “compensatorie” dei genitori nei confronti dei figli (es. una figlia dovrà scegliere un partner con una buona posizione sociale per compensare gli “errori” della propria madre). Prescrive i ruoli da ricoprire, le scelte da fare, i comportamenti da tenere.

La scelta del partner è il risultato del compromesso tra bisogni individuali e mandato familiare. Il prevalere dell’uno o degli altri dipende da quanto l’individuo si sia reso emotivamente autonomo rispetto alla famiglia d’origine.

Esempi. 

La scelta di un partner “genitore” sarà legata al bisogno di mantenere un ruolo filiale anche nella coppia. Ciò si verifica quando in famiglia:

  • non è stato favorito lo “svincolo” emotivo
  • è stata negata la possibilità di trovare la propria identità.

I genitori iperprotettivi rendono i figli dipendenti e incapaci di accedere a una propria autonomia. Da adulti, questi figli si orienteranno su persone che, almeno in apparenza, consentiranno di riproporre nella coppia lo schema relazionale appreso in famiglia.

Quando in famiglia la figura di riferimento (una o entrambe) è inaffidabile, il figlio è chiamato a ricoprire il ruolo genitoriale. Il figlio “genitorializzato”, in linea con la posizione assunta in famiglia, sceglierà come partner una persona da accudire oppure una persona che ha similmente improntato la sua vita sui doveri e sul rigore.

Quando il genitore del sesso opposto è stato efficiente, avvezzo al sacrificio ma sordo ai bisogni emotivi dei figli, la persona sarà incline a ricercare nel partner aspetti simili. Un uomo, per esempio, sarà attratto da donne indipendenti, efficienti e pratiche, ma poco inclini all’affettività.

Nel tempo tutte queste scelte si rivelano quasi sempre deludenti: si finisce, infatti, per rivivere nella coppia sensazioni ed emozioni negative simili a quelle vissute in famiglia.

Incorrere ripetutamente in scelte “sbagliate” è frutto del reiterato tentativo di trovare una via d’uscita alle proprie difficoltà relazionali. Si tratta ovviamente di tentativi inefficaci, poiché la persona, di volta in volta, opera dei “test” sulla relazione per trovare conferma, più che disconferma, alle proprie teorie su di sé e sugli altri (es. “Io non valgo niente”, “Nessuno è in grado di amarmi”).

Anche quando si sceglie un tipo di partner per ribellarsi allo schema relazionale familiare, il risultato è ugualmente fallimentare, perché si agisce per “reazione” e non sulla base di una presa di coscienza matura.

Una scelta matura e consapevole. Perché le scelte siano più autonome, svincolate dai ruoli familiari e vicine ai propri bisogni autentici, occorre imparare a capire dove il passato si sovrappone al presente. Riconoscere, cioè, i condizionamenti e gli schemi relazionali ripetitivi, introducendo elementi di “rottura”. Non bisogna rinnegare il passato ma comprenderlo, accettarlo e andare oltre.

La coppia può essere il luogo in cui fare esperienze nuove, nutrienti, che interrompano i circoli viziosi e arricchiscano i partner. Ciò che fa la differenza è la consapevolezza.

Se le risorse personali non sono sufficienti si può ricorrere a un aiuto professionale.

Alessia Leotta  è una collaboratrice sul sito Miss Strawberry Fields.

Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità all’Università La Sapienza di Roma e iscritta all’Albo degli Psicologi del Lazio (n°11884). Nel 2012 ho collaborato con il Mensile “Ragazza Moderna” per la rubrica dei professionisti “S.O.S.”. Nello stesso anno, sono stata invitata a partecipare a un esperimento in vivo, “Aperitivo con lo Psicologo”, per la rivista “Cosmopolitan” (Italia). Il mio obiettivo sarà quello di offrire spunti di riflessione su tematiche di psicologia ad ampio spettro, facendo incontrare, così, due mie grandi passioni: la Psicologia e la Scrittura. E per rendere tutto più dinamico, vi aspetto numerosi e attivi con domande, chiarimenti e curiosità!