Terrorismo, condannata (e scarcerata) la ricercatrice libica Khadiga Shabbi

di Redazione | 03/02/2017

khadiga shabbi

Il gup di Palermo Lorenzo Iannelli ha condannato, con rito abbreviato, a un anno e 8 mesi di reclusione Khadiga Shabbi, la ricercatrice universitaria libica fermata a dicembre 2015 nel capoluogo siciliano accusata di istigazione a commettere reati in materia di terrorismo. Il pm Geri Ferrara aveva chiesto 4 anni e 8 mesi. Il giudice ha dichiarato sospesa la pena e ha disposto la scarcerazione dell’imputata, in cella da un anno.

 

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TERRORISMO, CONDANNATA (E SCARCERATA) RICERCATRICE LIBICA KHADIGA SHABBI

Secondo l’accusa la ricercatrice libica, attraverso i social network, avrebbe fatto propaganda a gruppi estremisti islamici e avrebbe avuto contatti con organizzazioni terroristiche come Ansar Al Sharia Libya e Libia Shield One e con foreign fighters ritornati in Europa dopo avere combattuto nei conflitti in Libia ed in Medio Oriente.

Inizialmente il gip impose alla donna l’obbligo di dimora rigettando la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura, ma il tribunale del Riesame, poi la Cassazione diedero ragione ai pm. E Khadiga Shabbi andò in cella.

Il gup Iannelli non ha riconosciuto per la donna l’aggravante transnazionale ma ha riconosciuto l’aggravante del reato di terrorismo. Da qui la pena più bassa di quella richiesta.

TERRORISMO, KHADIGA SHABBI IN CONTATTO CON FOREIGN FIGHTERS

Khadiga Shabbi fu monitorata dalla Polizia per mesi, dopo alcune segnalazioni. Furono accertati i suoi contatti con due foreign fighters, uno in Belgio, l’altro in Inghilterra. La ricercatrice libica avrebbe anche cercato di pianificare l’arrivo in Italia di un suo cugino, poi morto in Libia in uno scontro a fuoco e avrebbe mandato diverse somme di denaro in Turchia. La donna sarebbe, inoltre, imparentata con esponenti di una organizzazione terroristica coinvolta nell’attentato all’ambasciata americana in Libia nel 2012 e avrebbe fatto propaganda sui social ad Al Qaeda.

Era evidentemente interessatissima alle vicende politiche del suo Paese. Khadiga Shabbi visitava continuamente le pagine Facebook di diversi gruppi legati all’estremismo islamico, condivideva sul suo profilo Facebook materiale di propaganda della attività di organizzazioni terroristiche (volantini, testi di incitamento alla violenza e scene di guerra).

(Foto della Polizia da archivio Ansa)