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L’Avvenire se la prende con il bacio lesbo nella fiction I bastardi di Pizzofalcone

Oggi l’Avvenire se la prende con I bastardi di Pizzofalcone, serie tv prodotta da Clemart Srl in collaborazione con Rai Fiction. Tra gli agenti del commissariato partenopeo di Pizzofalcone c’è anche «Alex», Simona Tabasco, giovane agente esperta che non riesce ancora a parlare della propria omosessualità alla famiglia.

È vero che ognuno dei componenti la squadra di questo particolare posto di Polizia nasconde una vita privata complicata, comprese le tendenze sessuali, ma l’impressione iniziale era di una concessione alla “modernità”, ovvero al fatto che ormai a certe tematiche la tv sembra non poter rinunciare: i matrimoni in crisi, le separazioni, i divorzi, le famiglie allargate e l’omosessualità.
Andando avanti nelle puntate (ormai ne sono andate in onda cinque su sei) ci siamo accorti che non era così. L’intento era decisamente più ideologico, anche perché quei particolari non aggiungono nulla alla forza di un racconto che si basa pur sempre sulla risoluzione dei casi di omicidio e sulla psicologia dei personaggi. «È ormai evidente che da un po’ di tempo a questa parte anche nelle fiction Rai il racconto è sempre condito da storie di personaggi omosessuali – sottolinea Massimiliano Padula, presidente nazionale dell’Aiart, l’Associazione dei telespettatori –. Dopo Un posto al sole, Un medico in famiglia, È arrivata la felicità, succede anche in questa serie in onda in prima serata sulla prima rete del Servizio pubblico. Scelte narrative di questo tipo – spiega Padula – ingabbiano l’omosessualità in una sorta di “sottogenere obbligato” che invece di “normalizzare” la questione finisce per stereotiparla ulteriormente. Non a caso il personaggio dell’agente Di Nardo rimarca la figura di una donna significativamente maschilizzata sia nella professione che nella vita personale. Inoltre, nella serie diretta da Carlo Carlei c’è l’aggravante dell’ostentazione della sessualità in fascia protetta…

Ed è proprio su un episodio particolare che l’Avvenire punta pubblicando la lettera di una spettatrice indignata. La scena in cui l’agente Alex Di Nardo accetta l’invito del medico della scientifica Rosaria Martone e mentre quella prepara il sushi, l’altra si fa trovare in modo provocante sul divano. Qualche bacio ma il gesto, andato in prime time, non è garbato a diverse persone.

I BASTARDI DI PIZZOFALCONE FINISCONO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI

«È troppo se chiediamo alla Rai di Campo dell’Orto di tenere la propaganda della sessualità libera, sia essa etero o omo, fuori dalla prima serata? È proprio necessario che in qualsiasi trasmissione, sia un talk show, un festival canoro, una produzione di Rai Fiction quale che ne sia il genere, commedia o poliziesco, debba contenere scene esplicite di sesso omosessuale? La signora che ha scritto ad Avvenire denunciando la gratuita, non giustificata cioè dall’intreccio narrativo, scena di sesso tra due donne che ha scandalizzato sua figlia nella puntata del 23 gennaio della serie I bastardi di Pizzofalcone ha ragione da vendere». A denunciare è Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area Popolare. «A quell’ora – continua Lupi – i bambini davanti alla televisione sono tanti. Fino a quando noi cattolici, ma chiunque ancora creda nella funzione educativa della famiglia, dovremo finanziare con il nostro canone l’incontinenza visiva e le pulsioni ideologiche e non solo di registi e autori pagati con il denaro pubblico? Su questo episodio faremo un’interrogazione in commissione di Vigilanza Rai. Partirà oggi una mia lettera al presidente della Vigilanza perché il direttore di rete di Rai1 venga convocato quanto prima per un’audizione».

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I BASTARDI DI PIZZOFALCONE E LA RISPOSTA DI VITTORIO GASSMANN SU TWITTER

Intanto la fiction fa incetta d’ascolti. L’ultima puntata ha segnato il 28% di share (come ben ricorda Davide Maggio). Successi, nonostante il suo “anticonformismo”. Alessandro Gassmann, protagonista della serie, ringrazia così l’Avvenire.

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(foto copertina I Bastardi di Pizzofalcone – La serie FB)