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Matteo Renzi si sente «sotto tiro come un piccione»

Matteo Renzi di sente accerchiato. Nel suo partito. Nella sua maggioranza di governo. Si definisce un «piccione sotto tiro». È quanto racconta un articolo di retroscena di Repubblica a firma di Goffredo De Marchis. Mentre tutti gli storici leader del centrosinistra italiano bocciano la sua accelerazione per elezioni anticipate in primavera, il segretario del Pd promette di coinvolgere tutto il partito nel percorso:

«È un tiro al piccione. Il piccione sono io», dice Matteo Renzi agli amici nel giorno in cui è sembrato più solo dal 4 dicembre. Per rompere l’assedio il segretario del Pd ha telefonato all’ultimo dei padri nobili del centrosinistra ad averlo messo nel mirino: Giorgio Napolitano. Era un mese che non si sentivano. Ieri mattina l’ex capo dello Stato si è scagliato contro il voto a giugno secondo lui dettato dal «calcolo tattico di qualcuno». Praticamente ha fatto nome e cognome. Renzi non ha chiamato per litigare, ma per esprimergli solidarietà dopo le offese di Matteo Salvini. Eppoi, certo, ha spiegato al presidente emerito la sua posizione.

 

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MATTEO RENZI ACCERCHIATO SI SENTE «SOTTO TIRO COME UN PICCIONE»

Ad ostacolare la marcia di Renzi verso il voto a giugno sono soprattutto gli storici esponenti dell’Ulivo. Da Romano Prodi a Pier Luigi Bersani, da Massimo D’Alema a Enrico Letta. Ex presidenti del Consiglio ed ex segretari di partito bocciano quella corsa alle urne che passa attraverso una rapida modifica delle due leggi elettorali modificate dalla Corte Costituzionale. La vecchia guardia sembra aver definitivamente rotto con il più giovane tra i leader della coalizione. Che potrebbe tuttavia rimediare attuando un cambio di passo. Riporta ancora De Marchis su Repubblica:

È sempre più evidente che Renzi non può giocarsi il tutto per tutto da solo. Deve avere delle sponde, non può spaccare tutto, è obbligato a salvare il salvabile. Infatti ora dice: «Cercherò di coinvolgere tutto il partito nel percorso. Parlerò con tutti. Mi dispiace che passi l’idea che io voglia andare alle urne per forza. Non è così. Non me l’ha mica ordinato il dottore».

(Immagine da video ‘Matteo risponde’)