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Così Renzi staccherà la spina al governo Gentiloni. La road map fino al voto di giugno

Matteo Renzi ha già pronto la sua tabella di marcia fino alle elezioni politiche anticipate, che l’ex premier vorrebbe a giugno. La road map del segretario Pd prevede lo stop al governo Gentiloni dopo aggiustamenti alle due leggi elettorali in vigore (l’Italicum appena modificato dalla Consulta per la Camera e il Consultellum, il Porcellum modificato ancora dalla Corte Costituzionale nel 2014, per il Senato).

 

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LA ROAD MAP DI MATTEO RENZI FINO ALLE ELEZIONI ANTICIPATE A GIUGNO

Nelle liste del Partito Democratico dovrebbero essere candidati anche l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia che la presidente della Camera Laura Boldrini. Lo racconta oggi Goffredo de Marchis su Repubblica:

La road map per le elezioni anticipate è già pronta. Si paventa aprile per avere maggiori chance di ottenerle a giugno (l’11). Si apre il tavolo sulla legge elettorale già questa settimana. Si convoca la direzione democratica il 13 febbraio per prendere atto delle condizioni possibili e di quelle impossibili e per definire il fatto che, una volta approvati piccoli aggiustamenti alla norma sul voto, la legislatura è finita, il governo Gentiloni pure. No al congresso anticipato, quindi. E no anche alle primarie per la premiership vagheggiate quando si immaginava una coalizione di centrosinistra. «Pisapia e Boldrini li candiderà il Pd», ripete ora Matteo Renzi. Corre direttamente per Palazzo Chigi il segretario del partito, come da statuto. I risultati del voto diranno se può tornarci o meno. Questo il calendario che Renzi ha fissato sul suo Iphone.

Renzi non ha intenzione di infilarsi in un pericoloso tira e molla sulle modifiche alla legge elettorale. Le consultazioni con le altre forze politiche sono affidate al capogruppo alla Camera Ettore Rosato. Improbabile un accordo sul Mattarellum, ormai bocciato. Probabile invece che agli aggiustamenti verrà posta in Parlamento una fiducia tecnica. Scrive ancora De Marchis su Repubblica:

Ettore Rosato, già nei prossimi giorni, avvierà le consultazioni. Modello di partenza: il Mattarellum. Già bocciato. Subito dopo tocca alle preferenze di genere da introdurre al Senato, e dai capilista bloccati anche per Palazzo Madama, regola che ingolosisce tutti i partiti, non solo Renzi. Si può fare facilmente, dicono a Largo del Nazareno. Senza cambiare i collegi. Un capolista ogni regione. Sono altri 20 posti a disposizione dei leader. Aggiustamenti minimi. A quel punto, raccontano i pasdaran renziani, i partiti coinvolti firmano un documento comune, si prepara il testo di correzione e si mette una fiducia “tecnica”, in modo da non aprire un dibattito parlamentare.