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Usa, proteste contro Trump. Intanto un giudice federale blocca il decreto anti-Islam

Forti proteste dopo la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di sospendere temporaneamente, per tre mesi, l’arrivo nel Paese dei cittadini di sette Paesi islamici (Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan e Yemen). Dopo il decreto esecutivo (firmato dall’inquilino della Casa Bianca venerdì pomeriggio durante la sua prima visita al Pentagono) l’aeroporto John F. Kennedy di New York, la principale porta d’ingresso per i passeggeri internazionali, sta diventando il simbolo del caos ma anche della protesta scatenata dalla scelta di Trump.

 

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Sono alcune centinaia le persone che stanno manifestando contro il provvedimento e per la liberazione dei passeggeri detenuti in base al nuovo bando. «Lasciateli entrare, lasciateli entrare», gridano, mostrando cartelli e striscioni con slogan come «No ban, no wall». Tra loro anche l’attrice americana Cinthia Nixon, nota per il suo ruolo nella serie Sex and the City, e due deputati democratici di New York, Jerry Nadler e Nydia Velasquez. Intanto il regista Michael Moore, sempre in prima fila nelle proteste anti-Trump, ha invitato via twitter ad andare al terminal 4 dello scalo, epicentro della contestazione. Il traffico è rallentato, la polizia presidia.

Come raccontato dai media intenzionali anche i tassisti di New York si sono schierati contro la decisione di bloccare gli ingressi negli States dai Paesi a maggioranza musulmana, con uno sciopero di un’ora che ha lasciato, ieri sera dalle 6 alle 7, vuoti i parcheggi dello scalo Jfk. «Non possiamo non reagire a questo divieto inumano e anticostituzionale», hanno twittato i tassisti, molti dei quali sono immigrati appartenenti alla comunità islamica.

TRUMP, GIUDICE BLOCCA DECRETO ANTI-IMMIGRAZIONE ISLAMICA

Intanto, Ann Donnelly, un giudice federale di New York, ha emesso un’ordinanza di emergenza che temporaneamente impedisce agli Stati Uniti di espellere i rifugiati che provengono dai sette paesi a maggioranza islamica soggetti all’ordine esecutivo. I legali che hanno citato in giudizio il governo per bloccare l’ordine hanno detto che la decisione del giudice potrebbe interessare dalle 100 alle 200 persone che sono state trattenute al loro arrivo negli aeroporti. L’ordinanza arrivata dopo un’udienza di urgenza annulla solo una parte dell’ordine esecutivo del presidente Trump e non stabilisce che le persone interessate debbano essere ammesse negli Usa.

Il decreto esecutivo del presidente degli Stati Uniti ha anche congelato per quattro mesi il programma dei rifugiati.

 

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TRUMP, PIOGGIA DI CRITICHE

Numerosi leader mondiali sono usciti allo scoperto contro la linea del nuovo presidente degli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson ha affermato: «Proteggeremo i diritti e le libertà dei cittadini del Regno Unito in patria e all’estero. È divisivo e sbagliato stigmatizzare in base alla nazionalità», ha twittato Johnson, alfiere di quella Brexit lodata apertamente da Trump. Anche la premier Theresa May d’altra parte, attraverso il portavoce di Downing Street, si è detta in disaccordo con il decreto del presidente . Intanto la cancelliera tedesca Angela Merkel ha fatto sapere di ritenere «non giustificato» il bando imposto da Trump. IL portavoce Steffen Seibert ha detto che la cancelliera «è convinta che la necessaria lotta risoluta contro il terrorismo non giustifichi un generale sospetto contro persone con un certo retroterra e o una certa fede».

 

 

«L’Italia è ancorata ai propri valori. Società aperta, identità plurale, nessuna discriminazione. Sono i pilastri dell’Europa», ha invece twittato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.  

 

 

Il presidente della Camera Laura Boldrini, invece, dalla sua pagina Facebook: «È urgente che l’Unione, così come ogni singolo Stato, risponda, con voce ferma e decisa nel rivendicare la compatibilità tra le esigenze della sicurezza e lo Stato di diritto».

 

 

Ma dopo le critiche nessun passo indietro di Trump, che su Twitter ha ribadito: «Il nostro Paese ha bisogno di confini forti e di controlli rigidi, adesso. Guardate a quello che sta succedendo in Europa e, anzi, in tutto il mondo – un caos orribile!». La Casa Bianca continua a difendere l’ordine esecutivo del presidente. «Non è caos», ha detto alla Nbc il capo dello staff Reince Priebus, aggiungendo che ieri (sabato) 325 mila viaggiatori sono entrati negli Usa e solo 109 sono stati fermati. «Gran parte di loro sono usciti. Abbiamo ancora una ventina di persone che restano detenute», ha sostenuto, prevedendo che saranno presto rilasciate se sono in regola.

 

 

(Immagine da profilo Facebook di Donald Trump)