Il piano B di Matteo Renzi: niente manovra correttiva e campagna elettorale sul No all’Europa

di Redazione | 27/01/2017

matteo renzi

Non fare la manovra correttiva e, in caso di voto in primavera, impostare la campagna elettorale sul No all’Europa (con diversi miliardi di euro da spendere grazie allo sforamento dei parametri Ue). Sarebbe questo il piano B dell’ex premier Matteo Renzi dopo i richiami al nostro Paese della Commissione Europea sui conti pubblici.

 

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MATTEO RENZI E L’IPOTESI DEL NO ALLA MANOVRA

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha chiesto uno sconto di almeno un miliardo sui 3,4 miliardi di manovra correttiva, ma il commissario agli Affari Esteri Pierre Moscovici ha risposto ricordando che le nuove spese per il sisma non entrino nella discussione in corso tra Roma e Bruxelles. «Abbiamo scritto una lettera al ministro Padoan che è estremamente precisa – ha detto il responsabile del controllo sui bilanci nazionali -. Ci aspettiamo risposte precise. La lettera è là, le cifre sono là, spero che arrivi una risposta con la volontà di arrivare a un risultato». E il segretario del Pd valuta anche l’ipotesi di far saltare il tavolo. A raccontarlo è Alberto D’Argenio su Repubblica:

Il segretario del Pd, Matteo Renzi, è contrario a qualsiasi intervento sui conti in campagna elettorale e insieme a diversi ministri, come Carlo Calenda, spinge per far saltare il tavolo con l’Europa. Gentiloni è più cauto, tanto che ieri da Palazzo Chigi sottolineavano che «la decisione di non fare la manovra al momento non c’è». Il Tesoro però si prepara ad ogni scenario, anche a quello peggiore, ovvero di un commissariamento europeo e studia gli effetti della procedura sullo spread. In poche parole, se risparmiare 3,4 miliardi di manovra poi non costi il doppio sui mercati ad un Paese che vive un anno di incertezza politica, senza più nemmeno una A nel rating e con il “quantitative easing” della Bce in fase riduzione. Anche se poi, riconoscono i tecnici del governo, «la decisione sarà politica» e non contabile.
Se l’irrigidimento italiano mira a forzare la mano a Bruxelles, è allo stesso tempo un esito possibile se il voto sarà ravvicinato e la Ue non farà sconti significativi.

(Foto di copertina: )