Pateh Sabally
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Pateh Sabally, il migrante che si suicida tra l’indifferenza e le burla dei turisti a Venezia

Questa domenica un ragazzo di 22 anni, proveniente dal Gambia, è finito dentro il Canal Grande di Venezia ed è morto annegato. Si è suicidato.
La sua morte è stata ripresa da alcune persone a bordo di un vaporetto. Nel video inquietante, pubblicato su Youreporter e ora senza audio, il ragazzo viene chiamato «Africa» e nessuno si butta in acqua a salvarlo. Il Corriere della Sera racconta la sua storia. Si chiamava Pateh Sabally ed era arrivato in Italia a Pozzallo, Sicilia, due anni fa.

Era arrivato in Italia due anni fa e aveva un permesso umanitario. Si è tolto la vita domenica pomeriggio davanti a centinaia di persone. Quel ragazzo sopravvissuto al Mediterraneo — il «mostro» che negli anni ha inghiottito uomini, donne e bambini come lui — e che da tempo non aveva un posto fisso in cui stare, ha scelto Venezia per morire annegato. Milano non era la sua città. E neanche Ragusa, dove aveva la residenza. Qui, nel comune di Pozzallo che gli ha rilasciato la carta di identità nel luglio del 2015, la polizia non ha trovato nessuno che lo conoscesse, anche se il numero civico dell’indirizzo non era giusto. Il permesso di soggiorno gli era stato rilasciato dopo la permanenza in un centro di accoglienza siciliano. La sua famiglia non è ancora stata rintracciata.

guarda il video:

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PATHE SABALLY E L’INDIFFERENZA DELLA GENTE A VENEZIA

Sul caso la procura di Venezia ha aperto una inchiesta. Dino Basso, direttore della sezione di Mestre della Società nazionale di salvataggio, ha dichiarato al Corriere Veneto che c’era un loro bagnino pronto a buttarsi: «Si è tolto il giubbotto, si è guardato in giro per consegnarlo a qualcuno, ma in quel momento è stato distratto dalle urla di una donna in barca che diceva “sta facendo finta”. Il tempo di guardare meglio e l’uomo era sparito». «Se lanci un salvagente a qualcuno impietrito dall’acqua gelida – ha spiegato – non lo prenderà, è meglio cercare di afferrare la persona da un barchino. Non voglio incolpare nessuno, ma forse qualcosa in più per salvarlo si poteva fare».