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M5S-Liberali, Carlo Sibilia ammette gli errori: «È stata una Caporetto, ora proviamo a rimediare»

Le giravolte del Movimento 5 Stelle sulla collocazione del proprio gruppo di eurodeputati a Strasburgo (prima l’accordo con i liberali filoeuropeisti dell’Alde e poi la nuova intesa con gli euroscettici dell’Ukip guidati da Nigel Farage) hanno generato più di qualche attrito all’interno del ‘non partito’ fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Pochi giorni fa in un post su Facebook il deputato Carlo Sibilia, ex membro del direttorio M5S, ha espresso apertamente il suo dissenso alla collaborazione con i liberali: «Decidete se meglio soli o male accompagnati e un po’ ipocriti», ha detto agli iscritti. Ricordando come l’Alde, il gruppo più filoeuropeista e federalista al Parlamento Europeo avesse definito il M5S «profondamente anti europeo» e il suo programma «irrealistico e populista».

 

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M5S-LIBERALI, CARLO SIBILIA AMMETTE GLI ERRORI

Oggi, in un’intervista a Repubblica, Sibilia ammette gli errori del Movimento 5 Stelle nella gestione dell’operazione, definendo il tentato accordo «una Caporetto», «una mossa azzardata»:

L’ex esponente del direttorio non vorrebbe parlare della vicenda, non la vuole ingigantire: «È stato un fraintendimento – dice mentre attraversa un corridoio della Camera – ho solo dato informazioni in più su quel che è l’Alde a coloro che stavano per votare, senza neanche dire quale fosse la mia scelta per non influenzare nessuno».

 

Ha anche scritto di un «tentativo di entrare nell’establishment». È questo che le è stato rimproverato sul blog con l’accusa di «non conoscere il funzionamento del Parlamento europeo».
«Io ho fatto due post. In uno davo informazioni, spiegavo come i programmi dell’Alde siano agli antipodi da quello che abbiamo sempre propugnato».

 

E cioè?

 

«Il referendum per decidere l’uscita dall’euro, il no allo strapotere delle banche e al Ttip. Sono cose che i nostri europarlamentari hanno scritto sul blog più volte e per le quali l’Alde aveva definito il nostro programma populista e irrealizzabile. Così come noi abbiamo chiamato Guy Verhofstadt collezionista di poltrone».

 

Nel secondo?

 

«Ricordavo solo i valori che ho appreso proprio da Beppe Grillo e cui mi sono sempre ispirato. Ho cercato di spiegare in tutti i modi che quella scelta era un errore, ma siamo andati incontro a una Caporetto».

 

Non avete fatto tremare l’establishment?

 

«Penso che non ci sia niente di male a dire: abbiamo sbagliato, è stata fatta una mossa azzardata, cerchiamo di rimediare».

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