Cyberspionaggio: chi sono i fratelli Occhionero che spiavano i politici a Roma (incluso Matteo Renzi)

di Redazione | 10/01/2017

Usa

L’ex premier Matteo Renzi, ma anche Mario Draghi, l’ex premier Mario Monti, il comandante generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo, e poi il banchiere Fabrizio Saccomanni. Sono queste alcune delle personalità spiate – anticipate su Repubblica – e  intercettate illegamente da un ingegnere nucleare di 45 anni e della sorella di 49 anni, arrestati oggi dalla Polizia Postale, nell’inchiesta ‘Eye Pyramid’. I due, domiciliati a Roma ma residenti a Londra, erano noti nell’ambiente finanziario romano. Il fratello, Giulio Occhionero, 45 anni, è ‘managing director’ della Westlands Securities. Fondata nel 1998, è una società privata – si legge nel profilo della sorella Francesca Maria su Linkedin – «operante nel campo dell’investment banking, inizialmente dedita allo sviluppo di tools quantitativi per le consulenze finanziarie e bancarie, ha successivamente dato vita e sviluppato alcuni progetti nel settore del private equity e dell’asset management».

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POBU: UNA CARTELLA PER SPIARE I POLITICI

La sigla “Pobu”, Politicians Business, indicava la cartella in cui venivano catalogati tutti i politici scelti come target e spiati in questi anni mentre “Bros” (fratelli), era invece la sigla della cartella in cui sono stati piazzati tutti gli appartenenti ad una loggia massonica. L’indagine ha anche permesso di risalire ad una serie di società italiane e straniere che, secondo gli investigatori, altro non erano che scatole cinesi usate come paravento per acquisire in via anonima servizi informatici all’estero. E proprio il concreto pericolo di una fuga all’estero degli indagati, che erano titolari di diverse attività fuori dall’ Italia, ha spinto il Gip ad emettere le misure di custodia cautelare in carcere per i due. L’analisi dell’enorme mole di materiale sequestrato, inoltre, permetterà di ricostruire “l’intero giro di interessi sedente dietro tale imponente esfiltrazione di dati dai sistemi informatici delle vittime, attraverso un attacco informatico del tipo APT che non ha precedenti in Italia e consentirà, altresì, l´approfondimento dei rapporti intrattenuti dagli arrestati con soggetti coinvolti in vicende giudiziarie di notevole rilievo”.

IL SISTEMA E L’OPERAZIONE EYEPIRAMID

Nei confronti dei due arrestati gli investigatori del Cnaipic hanno acquisito “concreti elementi probatori in merito ad attività criminali da loro pianificate e condotte, consistenti -spiegano gli inquirenti- nella gestione di una botnet con finalità di cyberspionaggio in danno di Istituzioni e Pubbliche Amministrazioni, politici di spicco, studi professionali e soggetti di rilievo nazionale”. Grazie ad una estesa rete di computer “preliminarmente infettati tramite la diffusione di un malware denominato EYEPYRAMID (dal quale prende anche il nome l´operazione), i due hanno per anni acquisito dalle numerosissime vittime prescelte notizie riservate, dati sensibili, informazioni, gelosamente custodite su impianti informatici statunitensi, ora sequestrati dagli operatori della Polizia Postale, grazie al prezioso ausilio dei colleghi della Cyber Division dell’Fbi statunitense e che consentiranno di accertare quali e quanti dati siano stati illecitamente sottratti”. Da ciò scaturisce la contestazione nei loro confronti, da parte della Procura della Repubblica di Roma, dei reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato ed intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche.

(foto Pixabay)

 

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