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Chi sono i Re Magi?

Magi, persone reali o simboli? Dei quattro Vangeli, solo Matteo parla dei sacerdoti indovini e astrologi che dall’Oriente arrivarono a Gerusalemme durante il regno di Erode alla ricerca del neonato Re dei Giudei. Per Matteo i magi non erano affatto dei re, non cita il loro numero né i loro nomi. L’idea che uno di loro fosse nero, o che fossero in tre, è solo un prodotto della letteratura successiva che ha descritto Melchiorre come re della Nubia e dell’Arabia, Gaspare re di Tharsis ed Egriseula (con la pelle scura degli etiopi), e Baldassarre come re di Godolia e di Saba. L’evangelista, al contrario, adotta solo quel termine, “magi”, che deriva dall’antico persiano “magu”, nome con cui si designava una casta sacerdotale molto potente nell’antica Persia dedita a pratiche magiche, astrologiche e divinatorie. Erodoto racconta persino che i sovrani achemenidi, prima di accedere al trono, dovevano essere iniziati alla sapienza del magu secondo un preciso rituale.

(in copertina foto Pixabay)

CHI SONO I RE MAGI?

Matteo allude proprio a questi sacerdoti pagani che nella loro religione già conoscevano la figura del “Salvatore”, colui che nato da una Vergine sarebbe giunto a decretare la vittoria del bene sul male. Andarono dunque dal Gesù bambino per iniziare ritualmente il nuovo Re proprio come erano soliti fare con i re achemenidi. Avevano compreso, pur essendo pagani, quel che i sacerdoti ebrei non sapevano vedere: l’universalità del nuovo messaggio cristiano. Ma il bersaglio di Matteo non erano solo i sacerdoti del Tempio. Secondo il professore Domenico Panaino, docente di religioni e storia dell’Iran dell’Università di Bologna, nel Vangelo viene citata la sapienza delle pratiche misteriche dei magi, tratto caratteristico della loro cultura, per contrapporle ai costumi dei nemici romani. Si tratta di un chiaro messaggio politico antiromano affidato a personaggi misteriosi.
Attorno all’80 d.C. la Palestina come buona parte del mondo conosciuto era sotto il controllo romano. C’era una sola potenza capace di contrastare Roma, i parti, popolazioni dell’altopiano iranico di religione zoroastriana. Gente tollerante con i propri sudditi, primi tra tutti gli ebrei al cui capo i sovrani avevano persino delegato responsabilità giuridiche. Un vero sogno per gli ebrei di Palestina, già comunque memori che sei secoli prima fu il persiano Ciro a liberarli dalla cattività babilonese. I persiani ero dei liberatori. A Matteo dunque non serviva dire molto, gli bastava alludere a “magi giunti da Oriente” perché gli ambienti colti di Palestina capissero la precisa allusione politica filopartica e antiromana. Ma ci sono altre questioni che circondano questa storia fascinosa e curiosa. Oro, incenso e mirra, doni destinati al Gesù bambino, ci portano fino alla “Via dell’incenso”, un percorso che si estendeva dall’Oceano Indiano, salendo per la penisola arabica e giungendo all’Asia centrale: l’unica tratta in grado di portare alla grotta di Betlemme i prodotti di queste terre. La leggenda narra che una stella – secondo alcuni una cometa, secondo altri un eccezionale allineamento planetario effettivamente verificatosi nel 6 d.C. – li abbia condotti al Messia attraverso il percorso tortuoso e sconosciuto. L’oro ha rappresentato, da sempre, il segno della maestà divina e della regalità. L’incenso, ha simboleggiato il sacrificio, e la mirra ha rappresentato la sepoltura, evidenziante la fragilità umana.

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I RE MAGI SI PERSERO PER COLPA DELLA STELLA COMETA

Un’altra leggenda narra che al termine della loro missione, quando i magi decisero di rientrare, la Stella era scomparsa e non li avrebbe più orientati. Ci sono voluti tredici anni affinché i tre potessero tornare ai loro regni. Melchiorre morirà a 116 anni, Gaspare a 112, Baldassarre a 109. Vennero in seguito sepolti insieme, mentre la stella brillava nel cielo, con i loro corpi incorrotti e rimasti vergini per tutta la vita. Ancora oggi molti luoghi in Italia, Francia, Svizzera e Germania si fregiano dell’onore di aver ospitato quelle che vengono considerate le loro reliquie. A partire dal XIII secolo cominciarono a svilupparsi rappresentazioni artistiche e teatrali intorno alla loro figura. La Lombardia è la terra che forse più di altre conserva il culto dei Re Magi. Qui ogni sei gennaio un imponente corteo in costume accompagna tre figuranti che impersonano i Magi dalla Basilica di Sant’Eustorgio al Duomo, dove l’arcivescovo presiede la messa solenne. A Brugherio, in Brianza, si conservano importanti reliquiari, secondi solo a quelli di Milano e Colonia.

I RE MAGI A FIRENZE

In una gelida Firenze per quest’anno è prevista una sfilata di 700 figuranti in costume per rievocare l’antica tradizione fiorentina della cavalcata dei Magi risalente al XV secolo, un corteo che attraversa il centro storico di Firenze da piazza Pitti al Duomo dove in serata il cardinale Giuseppe Betori parlerà del significato dell’Epifania. “Viva la Befana” è il corteo storico-folcroristico con sbandieratori, bande musicali e carrozze al seguito di venti cavalli, che si è svolto a Roma con più di 1.300 figuranti in costume che scorteranno i Re Magi per consegnare tre doni simbolici a Papa Francesco. Un momento di raccoglimento per celebrare il vero messaggio dell’epifania: la rivelazione di Gesù.

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