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Referendum Cgil, Consulta verso il no al quesito sull’articolo 18?

A pochi giorni dalla pronuncia della Corte Costituzione sulla legittimità dei tre referendum contro il jobs act proposti dalla Cgil, l’ipotesi più accreditata è di un verdetto di inammissibilità del quesito principale, quello relativo al ritorno all’Articolo 18. Abbiamo chiesto all’avvocato Claudio Morpurgo, uno dei maggiori esperti di diritto del lavoro, di spiegarci quali sono le criticità emerse nella formulazione del quesito e quali le eventuali ragioni che potrebbero portare la Consulta a decidere per la bocciatura.

 

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«REFERENDUM CGIL STRUMENTALIZZATO»

«Mi pare che la Cgil non si è accontentata, come avrebbe dovuto fare, di esercitare il suo ruolo sindacale operando per abrogare una norma che riteneva ingiusta, ma ha scelto di strumentalizzare l’istituto referendario allargandone, credo, illegittimamente la portata. Nello specifico, nella impostazione di quell’organizzazione sindacale, non solo si verrebbe ripristinato il vecchio l’Articolo 18 per i lavoratori delle aziende con più di 15 dipendenti (con il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo), ma lo stesso verrebbe esteso a tutte le imprese con più di 5 dipendenti. Il problema, ora, sottoposto al vaglio della Corte Costituzionale è quello di capire se il quesito sia abrogativo o propositivo».

COSA ACCADRÀ ORA

E secondo il giuslavorista, anche in considerazione della bocciatura del referendum dello scorso 4 dicembre, l’attuale ordinamento costituzionale ritiene ammissibile esclusivamente il referendum abrogativo e non quello propositivo. «Con buona probabilità, la Corte Costituzionale non potrà che dichiarare l’inammissibilità del referendum proposto dalla Cgil – conclude – Ma adesso che, almeno in materia di licenziamenti, ci si troverà in una situazione di impasse ed è essenziale che la discussione rimanga aperta e viva».

«VOUCHER COME PIZZINI»

Un indirizzo che, se confermato dalla Consulta, rischia di trasformare il referendum in un boomerang per la Cgil di Susanna Camusso che proprio ieri è tornata ad attaccare duramente i voucher, oggetto di uno degli altri due quesiti proposti. «I voucher sono ormai diventati i pizzini che retribuiscono qualsiasi attività. Così facendo si inquina il buon lavoro e si condannano milioni di giovani e lavoratori a un futuro assai povero. Vanno aboliti», ha dichiarato la leader Cgil all’Ansa, in aperto contrasto con la numero uno della Cisl, Annamaria Furlan, per la quale i voucher vanno modificati, ma non aboliti.

AVVOCATURA DELLO STATO: «QUESITO INAMMISSIBILE»

Una ulteriore conferma sulla presunta inammissibilità del quesito sull’articolo 18 arriva dalle memorie depositate, per conto della presidenza del consiglio, dall’avvocatura dello stato, secondo cui il testo avrebbe «carattere surrettiziamente propositivo e manipolativo” e per questo «si palesa inammissibile».