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Il manuale segreto di Facebook per scegliere i post da cancellare

Facebook ha un codice etico per scegliere i post da cancellare. Si tratta di un manuale segreto che contiene i criteri che decidono la cancellazione di messaggi di testo e altri contenuti ritenuti offensivi nei confronti di alcuni utenti.

 

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FACEBOOK, MANUALE SEGRETO: CODICE ETICO PER EVITARE POST OFFENSIVI

A svelarlo sono stati due giornalisti tedeschi della Süddeutsche Zeitung, Till Krause e Hannes Grasseger, che hanno avuto accesso ai documenti interni dei moderatori del più noto e diffuso social network (con quasi due miliardi di account). Scrive Arturo Di Corinto su Repubblica:

I documenti trapelati contengono criteri basati sul buon senso e su una definizione certosina delle categorie da proteggere. Così si scopre che i moderatori sono particolarmente attenti al bullismo online e all’hate speech rivolto a categorie protette come giovanissimi e anziani, docenti, donne e disoccupati. I post che contengono ingiurie, toni sprezzanti, violenti e minacciosi verso categorie protette in base a razza, etnia, religione, provenienza nazionale, orientamento sessuale e identità di genere devono essere cancellati. Per le religioni (dall’Islam al cattolicesimo fino a Scientology) le regole si applicano così: sono protetti gli appartenenti ai gruppi religiosi, ma non le religioni. E lo stesso vale per i singoli Paesi. Si può parlare male di Germania e Francia ma non di tedeschi e francesi.

Le scelte del social network hanno anche una motivazione economica. Scoraggiare gli atteggiamenti offensivi è un modo per evitare la fuga di utenti. Gli introiti pubblicitari della piattaforma crescono con il crescere della visibilità dei post. Tra i comportamenti condannati da Facebook anche quelli ‘autolesionistici’. Continua Di Corinto su Repubblica:

Fare una graduatoria delle persone sulla base dell’aspetto fisico o dei tratti di personalità è considerato bullismo e quindi non è permesso. Atteggiamenti “autolesionistici” come i tatuaggi e il piercing estremo possono essere pubblicati se non invitano gli altri a “farlo a casa”. Ma le persone che postano immagini di ferite autoinflitte vanno messe in contatto con chi li può aiutare.

FACEBOOK, MINISTRO ORLANDO: «SOCIAL SIANO RESPONSABILI DEI CONTENUTI»

Intanto di Facebook parla anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando. In un colloquio con il quotidiano Il Foglio il Guardasigilli ha affrontato il tema del ruolo del social network nella nostra società. Orlando condivide l’idea che Facebook debba essere considerato a tutti gli effetti un media e non una semplice piattaforma tecnologica che veicola contenuti e che debba essere dunque ritenuto anche responsabile dei post pubblicati sulle bacheche:

«È arrivato il momento di mettere le cose in chiaro: Facebook non può essere più considerato un semplice veicolo di contenuti. Se su una bacheca vengono condivisi messaggi d’odio, o propaganda xenofoba, è necessario che se ne assuma le responsabilità non solo chi ha pubblicato il messaggio ma anche chi ha permesso a quel messaggio di essere letto potenzialmente in tutto il mondo. Al momento non esiste una legge che renda Facebook responsabile ma di questo discuteremo in sede europea prima del G7, per mettere a tema il problema senza ipocrisie».

Il problema è anche democratico. Il populismo, dice Orlando, nella politica e nell’informazione nasce dall’idea che nell’epoca della disintermediazione tutto ciò che fa parte della mediazione sia falso e tutto ciò che nasce sulla Rete sia invece vero:

«La politica, i legislatori e l’opinione pubblica devono prendere coscienza di questo problema e trovare dei rimedi, o se volete degli anticopri. I social network hanno distrutto le modalità di costruzione dell’autorevolezza, hanno contribuito a ridefinire le categorie del rispetto sociale, e su questo non si può fare molto. Ma ciò che si può fare e sul quale è invece questo. I corpi intermedi, vittime della disintermediazione, devono ragionare sui loro errori e chiedersi come è possibile che oggi venga ritenuto autorevole o credibile, senza alcuna verifica della fonte, il primo politico che passa o la prima notizia che passa. Dall’altro lato però è necessario impegnarsi per non alimentare, su nessun piano, una spirale che rischierebbe di essere devastante. Quella che prevede l’affermazione di un principio pericoloso: ciò che è virale diventa verosimile a prescindere se ciò che si condivide sia vero oppure no».

(Foto di copertina da archivio Ansa)