Quelli che vogliano riportare l’Italia nel pantano della prima Repubblica

di Marco Esposito | 09/12/2016

Cambiare partito in Parlamento

Uno dei paradossi ventilati alla vigilia del Referendum Costituzionale sta iniziando a concretizzarsi. Il paradosso è presto spiegato: la vittoria del No, che per molti elettori era sinonimo di “cambiamento” o “rinnovamento”, si sta trasformando in un assurdo ritorno verso la prima Repubblica. Proporzionale, grandi coalizioni, consociativismo, sterilizzazione del volere popolare. E del risultato delle elezioni. Un vero e proprio incubo per i cittadini, il sogno di ogni casta.

Si, purtroppo – come spesso è accaduto in passato – un pezzo di casta inizia a chiudersi, anzi asserragliarsi, nei palazzi della politica. Terrorizzati da una possibile vittoria del Movimento 5 Stelle, un pezzo rilevante di ceto politico, lavora non solo per allontanare le urne, ma addirittura pare impegnato a realizzare un improbabile un ritorno alla prima Repubblica. Cioè a quell’epoca in cui i governi erano decisi nei palazzi della politica romana, dopo il voto dei cittadini. Cittadini che firmavano una sorta di delega in bianco ai partiti che – grazie al loro ruolo di intermediazione all’interno della società – decidevano a quale governo dare vita. I partiti di oggi – sia detto con rispetto degli attori odierni – hanno perso da tempo questo ruolo di intermediazione tra la società e il potere politico.

Lo diciamo francamente: il solo pensare di tornare ad un’epoca del genere, è impensabile. Significa non aver capito nulla di quello che sta accadendo in tutto il mondo, e in Italia. Oltre che – ovviamente – tradire il voto popolare di domenica scorsa, che ha chiesto a gran voce un ritorno alle urne.

Chi pensa di tornare ai tempi in cui si decideva tutto dentro le stanze dei palazzi non è solo un nostalgico di un tempo che è ormai tramontato, ma vuole soprattutto fare un regalo – enorme – ai partiti populisti. Ve lo immaginate cosa potrebbe organizzare in termini di comunicazione il M5S mentre i “partiti tradizionali” si asserragliano in Parlamento per creare una legge elettorale che escluda alla radice ai “grillini” la possibilità di governare? Un autogol pazzesco, il M5S potrebbe arrivare veramente  a toccare percentuali che erano fino a qualche anno fa solo nei sogni di Grillo e compagni.

Vorremmo ricordare a tutti i parlamentari tentati di rimanere sulle proprie poltrone per un altro anno e mezzo, che non è possibile – per quanto si sia nostalgici – portare indietro le lancette dell’orologio. E’ impensabile che alla retorica – ahime vincente – del “governo non eletto”, si risponda espropriando gli elettori dal diritto – ormai acquisito nel corso di questi venti anni di seconda repubblica – di indicare la coalizione che dovrebbe governare il paese.

Inoltre, il ritorno al proporzionale in stile prima repubblica non farebbe altro che riportare il paese nelle sabbie mobili del continuo compromesso, del continuo consociativismo. Per non parlare della possibile deriva clientelare del ritorno delle preferenze. Per non parlare dell’archiviazione delle primarie.

Si può e si deve tornare al voto, in tempi ragionevoli, aspettando – ovviamente – la sentenza della corte costituzionale sull’Italicum. E’ possibile farlo già in primavera, a marzo o aprile.

Un’ultima annotazione sul Partito Democratico, dilaniato come non mai dalla guerra delle correnti. E’ evidente che il Partito Democratico, che unisce più anime, adattandosi in maniera perfetta ad un sistema maggioritario, in  stile bipolare, in un sistema proporzionale non ha alcun senso. In un sistema proporzionale hanno ragion d’essere i partiti più identitari, che poi si coalizzano con le forze a loro più vicine, in Parlamento, dopo il voto. E soprattutto a quel punto la stessa leadership di Matteo Renzi, sia nel Pd sia un partito “renziano”, non ha senso: il sistema proporzionale richiede leader adatti al compromesso, alla trattativa, allo smussare gli angoli, eventualmente anche a strizzare gli occhi al consociativismo. Non esattamente le caratteristiche dell’ex sindaco di Firenze.

Questi processi costruiti dall’alto non possono più funzionare. E’ finita l’epoca dell’ingegneria dei palazzi della politica. Basterebbe pensare a che fine ha fatto il partito di Mario Monti, o al tentativo di dar vita a Italia Futura da parte di Montezemolo. Tanti proclami, tanti soldi, tanti visi noti, ma pochissimi voti. Operazioni top-down che oggi non hanno veramente senso.

Insomma, anche se da queste colonne abbiamo più volte espresso la nostra diffidenza nei confronti del Movimento 5 Stelle, siamo assolutamente convinti che pensare di portare il paese nelle sabbie mobili di una riedizione della prima repubblica per impedire ai “grillini” nella stanza dei bottoni oltre che un clamoroso autogol, sia un’operazione indegna di una repubblica democratica.