Il Non c’è 2 senza 3 di Jim Messina, il superconsulente di Cameron, Clinton e Renzi

di Redazione | 07/12/2016

Jim Messina

Jim Messina ha ricevuto 400 mila euro per coordinare la campagna referendaria del comitato del Sì. Il risultato disastroso ha reso ancora più evidente il pessimo anno di uno dei consulenti più apprezzati, e pagati, della politica internazionale. Il guru della comunicazione politica, legatissimo a Barack Obama, ha infatti fornito consulenza anche per David Cameron e Hillary Clinton, oltre che per Mariano Rajoy, rimasto presidente del Governo in Spagna solo grazie all’astensione dei socialisti.

JIM MESSINA E LA SCONFITTA DI MATTEO RENZI

Le ironie su Jim Messina sono diventate molto forti dopo la sconfitta di Matteo Renzi al referendum costituzionale del 2016. Le dimissioni del presidente del Consiglio assomigliano molto alla fuoriuscita dal potere di David Cameron, cliente di punta del guru americano. Jim Messina, infatti, è stato chiamato da Renzi dopo che il consulente politico si era costruito una fama di macchina infallibile di successi elettorali. La vittoria di Baraco Obama nel 2012 era stata ispirata dalla sua strategia di dipingere Mitt Romney come un raider finanziario non interessato ai problemi della classe media americana. David Cameron aveva vinto il referendum sull’indipendenza della Scozia e le elezioni generali del 2015 affidandosi a Jim Messina.

LE CONTINUE SCONFITTE DI JIM MESSINA

I rapporti tra Jim Messina, un consulente politico legato ai Democratici americani, con Cameron prima e Rajoy dopo – anche in Spagna, nel 2016, non si son visti gran risultati per lui – ha sollevato più di un dubbio. Come molte perplessità sono state generate, sul suo lavoro e sul suo costo, dalla sconfitta così netta di Renzi, consigliato proprio dal guru americano di puntare tutto sul taglio dei costi della politica. Messina ha chiuso così un 2016 di continue sconfitte, iniziate con la Brexit e proseguite con Hillary Clinton. Il consulente americano è stato uno staffer di diversi senatori di Stati conservatori, a inizio carriera, per poi diventare uno dei responsabili della campagna di Obama nel 2008, e da lì lanciarsi nell’empireo dei consulenti politici più pagati al mondo.