«Crisi bancaria e addio all’euro, il possibile scenario da incubo in caso di No»

di Redazione | 02/12/2016

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Cosa succede all’economia italiana se vince il No? I timori degli operatori di mercato sono numerosi, come evidenzia un articolo di CNN sullo scenario da incubo che può attendere il nostro Paese. La ricapitalizzazione delle banche potrebbe essere resa più difficile, così come la vittoria politica di M5S e Lega Nord potrebbe mettere in discussione la partecipazione dell’Italia all’euro. L’addio dell’Italia alla moneta unica è giudicato ancora come molto improbabile, ma i timori per una crisi politica ed economica successiva alla sconfitta del Sì sono parzialmente indicati anche dall’aumento dei rendimenti dei titoli italiani.

COSA SUCCEDE ALLE BANCHE ITALIANE DOPO IL REFERENDUM

CNN evidenzia come le banche italiane abbiano una mole di crediti deteriorati, 360 miliardi di euro, che rendono inevitabile un intervento di risanamento. Il primo e il terzo istituto italiano, Monte dei Paschi di Siena e Unicredit, hanno bisogno di ricapitalizzarsi, e la fiducia degli investitori è al minimo. Dall’inizio dell’anno il titolo di Mps in Borsa ha perso l’86%, e benchè l’emorraggia non sia stata così drammatica, anche la flessione di Unicredit è stata molto pronunciata. Una crisi politica renderebbe più difficili le operazioni di risanamento, necessarie anche per altre banche.

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IL NO AL REFERENDUM E L’ADDIO ALL’EURO

Per CNN, che cita le opinioni di diverse banche in merito, un ulteriore rischio associato al referendum è l’eventuale addio all’euro. Un economista di Berenberg rimarca come ci sia una probabilità molto bassa che questo si verifichi, valutabile in un 5%. La rottura dell’euro sarebbe favorito dall’avvento al potere del M5S, e dalla loro decisione di uscire dalla moneta unica in seguito allo svolgimento di un referendum consultivo sulla partecipazione che premi il No all’euro. Tutte ipotesi, che, come rimarca CNN, sono pezzi di un domino che devono cadere nel punto giusto per realizzarsi, ma che stanno inquietando i mercati. I rendimenti dei Btp sono tornati in zona 2%, e lo spread coi Bund si sta assestando tra i 150 e i 200 punti base, un chiaro segnale di preoccupazione sulla tenuta del nostro debito.