Un Natale al Sud: vedere Boldi (e soci) così è un dolore pazzesco

UN NATALE AL SUD –

Non ci sono più le mezze stagioni. Ma la stagione del cinepanettone sì, quella non tramonta mai. E così ecco che si parte, dal primo dicembre, con il sempreverde Massimo Boldi che porta se stesso e il cast in spiaggia, tra Polignano a Mare (ormai nobilitato anche dalla saga romantica tratta dai libri di Luca Bianchini con Chiatti-Scamarcio come protagonisti) e Fasano, per poi, nel finale, appiccicare qualche scena per giustificare il titolo natalizio. Il risultato è come quei regali dei lontani parenti che piombano al cenone del 24: pacchiani e poco riusciti. Ovvero, Un Natale al Sud.

UN NATALE AL SUD TRAMA –

Peppino, un carabiniere milanese, e Ambrogio, un fioraio napoletano, insieme alle amate mogli Bianca e Celeste, festeggiano il Natale nella stessa località turistica. È durante queste feste che le coppie di genitori scoprono che i rispettivi figli, Riccardo e Simone, sono fidanzati con due coetanee: Giulia e Ludovica. Tutto molto bello se non fosse che i quattro innamorati … non si sono mai incontrati dal vivo! Decisi a mettere fine a questa pratica di “amore virtuale”, che proprio non riescono a capire, Peppino e Ambrogio riescono a far partecipare i ragazzi all’evento annuale di ritrovo degli utenti di “Cupido 2.0” l’app per incontri che ha visto sbocciare l’amore tra i giovani. Ma per far funzionare il piano dovranno partecipare anche i genitori! L’evento si rivela però una bolgia infernale dove tra utenti ex virtuali a caccia di amori reali, una fashion blogger infatuata e un web influencer complessato, le due coppie perdono la bussola mettendo in crisi i loro matrimoni e le storie dei figli. Ma siamo così sicuri che le storie d’amore di una volta fossero più vere di quelle 2.0 di oggi?

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UN NATALE AL SUD CAST –

Il cast vede al centro della storia Biagio Izzo e Massimo Boldi, nella solita coppia di cialtroni e aspiranti fedifraghi che giocano sulle differenze territoriali tra napoletani e lombardi, ormai marchio di fabbrica del cipollino ultima maniera. Sono al decimo film insieme, ma anche gli altri componenti della troupe fanno parte di una famiglia che si è costruita negli anni. A partire dal giovane regista Federico Marsicano, già aiuto di Paolo Costella (che ne ha diretti altri con Boldi e qui è cosceneggiatore), per arrivare a Barbara Tabita, bellissima moglie di Izzo e Enzo Salvi, cuore comico romano di molti lavori con il comico di Luino. Tra i fedelissimi troviamo anche Paolo Conticini e una sexy netturbina come Loredana De Nardis, nella parte della moglie di Boldi ecco Debora Villa, anche lei già vista in Un matrimonio al sud. New entries sono invece Anna Tatangelo nella parte di una femme fatale strizzata in vestiti supersexy, così come le splendide e giovanissime Ludovica Bizzaglia e Giulia Penna (la prima attrice, la seconda musicista molto seguita sul web) e Simone Paciello e Riccardo Dose, nella vita youtubers come nel film (il secondo ha fatto anche una parodia del primo). C’è spazio infine anche per Bonaria Decorato e la procace Paola Caruso, qui artista del burlesque.

UN NATALE AL SUD RECENSIONE –

Massimo Boldi, lo diciamo senza ironia, è stato un grande artista. Pensiamo agli inizi, quasi pythoniani, con Teocoli, ma anche a Yuppies, film sottovalutato, o Festival con Pupi Avati, in cui mostra un talento che pochi apprezzarono vista la sfortuna avuta dall’opera. E non dimentichiamo alcuni dei momenti d’oro della coppia con De Sica, prima che degenerasse in un refrain ripetitivo e scurrile. Ora è l’ombra di se stesso, senza rispetto per quei ritmi della commedia che un tempo, con il corpo, un viso espressivo e battute stralunate sapeva dominare (tanto che nei penultimi cinepanettoni in coppia mandava non di rado fuori tempo il buon Christian). Se c’è un difetto, nel cinema italiano e in generale nell’industria dell’intrattenimento culturale, è l’incapacità dei suoi protagonisti di fermarsi in tempo, di capire quando il mondo li ha superati. Questo film che pure si sforza di incontrare la modernità, usando come centro narrativo Cupido 2.0, sorta di Tinder immaginario, e che pesca tra le star di youtube per la sottotrama adolescenziale, si mostra, proprio per questo, inadeguato. Il racconto di quell’universo è goffo, paternalistico, senza mordente comico né emotivo. Mentre si tenta di ammiccare a un mondo altro, gli schemi comici sono invece anacronistici, con un Boldi parodia di se stesso – i giochi di parole sono incomprensibili, l’insistere sull’essere “carabiniere” fa tristezza, la sua presenza scenica svanita – e Izzo a tentare di salvare il salvabile, ma che affonda come chi prova senza successo a salvare uno che annega. Salvi si prende una parte di film per battute vecchie, peti, i momenti “mammamiacommesto” e doppi sensi che neanche alle scuole medie. Meglio le donne: Barbara Tabita è un’ottima attrice e si vede, ma ottiene solo l’effetto di mostrare l’abissale differenza con gli altri, Anna Tatangelo fa il suo (compresa la canzoncina finale), Loredana De Nardis è brava quant’è bella, Debora Villa tiene in piedi il personaggio nonostante abbia come contraltare un protagonista poco in forma. Il resto sono comprimari che provano a fare una figura dignitosa – vedi Paolo Conticini che con professionalità si tiene sulle spalle un ruolo scritto male e pensato peggio -, in una confezione cinematografica più che mediocre. La fotografia “smarmellata” sembra quella di Ninni Bruschetta in Boris, il montaggio grida vendetta – ma non escludiamo sia colpa di tagli necessari a scene originali forse pure peggiori  e a un tentativo disperato di dare un ritmo all’opera -, la scrittura è improbabile, incapace anche di raccordi facili, persino ovvi nella narrazione orizzontale come in quella verticale. Per carità, a un cinepanettone nessuno chiede di essere Monicelli, ma almeno Oldoini sì. Marsicano è inesperto e si vede, la sua regia nelle scene migliori è senza personalità, nelle peggiori è confusa e visivamente insufficiente, ma l’impressione è che anche lì, la colpa sia della convinzione che il cinepanettone e in generale la commedia commerciale di massa in Italia debbano essere necessariamente volgari – e qui, di parolacce, non ce ne sono, ma c’è di peggio: un maschilismo inutile e arcaico, tanto per dire, per non parlare di peti inutili (ma davvero la scoreggia fa ancora ridere?) – e terra terra, sempre all’inseguimento dei nostri istinti più bassi.
Un Natale al Sud (che poi, quale? Quello dei titoli di coda con la neve finta in piscina?) è la dimostrazione che il modello del cinepanettone del passato è morto e sepolto. Ma forse conviene ancora economicamente farlo. Purtroppo per noi, ma anche per chi ha fatto molto di meglio o potrebbe farlo, in futuro.

UN NATALE AL SUD TRAILER –

Il film uscirà il 1° dicembre 2016 e sarà il primo cinepanettone a scendere in campo. Ecco il trailer:

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