Roberto Saviano e i dubbi sulla condanna di Bossetti: «Non si è indagato nella direzione della Lopav»

di Redazione | 23/11/2016

roberto saviano

Roberto Saviano parla dei suoi dubbi sulla condanna di Massimo Bossetti, punito con l’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. In un’intervista al settimanale Oggi, in edicola da domani,  lo scrittore ha tirato in ballo il padre della ragazzina trovata morta a Chignolo d’Isola il 26 febbraio 2011, a tre mesi esatti dalla sua scomparsa da Brembate di Sopra.

YARA GAMBIRASIO, ROBERTO SAVIANO E I DUBBI SULLA CONDANNA DI MASSIMO BOSSETTI

«Il padre di Yara – ha detto Saviano – ha lavorato per la Lopav, un’azienda di proprietà dei figli di Pasquale Locatelli, superboss del narcotraffico, che aveva anche un appalto nel cantiere di Mapello. Inoltre, alla festa della Lopav parteciparono tre magistrati della procura di Bergamo. Mi sembra inquietante che non si sia indagato in quella direzione. Anche perché tutti e tre i cani molecolari usati nelle indagini, sono andati tutti dalla palestra in cui si allenava Yara al cantiere. Spero che in Appello si approfondiscano queste piste».

 

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Nell’intervista al settimanale l’autore di ‘Gomorra’ rivela anche una vicenda molto personale del suo passato: «Nella mia scuola chiedevano soldi, ti minacciavano. Io ero una delle vittime. Un ragazzino in particolare, si chiamava Ciro, mi prendeva in giro per la mia testa tonda. Mi chiamava ‘Limò’, cioè limone, e mi ha massacrato di botte. Una volta, non sapendo come salvarmi, ho finto di svenire. Lui è scappato, convinto di avermi ucciso».

Parlando del suo presente, invece, Saviano dice: «La celebrità ti rende attraente e io sono diventato diffidente. Quando mi si avvicina qualcuno cerco di capire cosa vuole ottenere. Un atteggiamento col quale ho allontanato anche amici veri, che poi ho cercato di recuperare. Umanamente la fama non mi ha reso migliore, ma peggiore. Ho ferito molte persone». E ancora: «Il vero peso è che sono condannato a deludere le aspettative di chi mi segue. Nel mio caso l’aspettativa è il martirio. Se tu sei l’eroe, devi morire. Gli eroi vivi non esistono».

(Foto: ANSA / CESARE ABBATE)