TFF34 – Christine: tv a mano armata – Recensione

TFF34 CHRISTINE

Quinto Potere è uno dei migliori film americani degli anni Settanta, e non solo. Merito della grande regia di Sidney Lumet, delle interpretazioni di William Holden, Faye Dunaway e, soprattutto, Peter Finch, a cui fu dato un sacrosanto Oscar, purtroppo postumo. E poi per la sceneggiatura, che rasenta la perfezione, di Paddy Chayefsky, l’equivalente dell’epoca di Aaron Sorkin, solo ancora più bravo. Uomo curioso Chayefsky, era un grande osservatore della realtà contemporanea, e l’idea da cui sviluppò Quinto potere, poderoso atto d’accusa nei confronti della società dei media, gli venne dopo un tragico evento che scosse il mondo della televisione americana nel 1974, in pieno Watergate. Christine è la storia di quanto accadde.

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CHRISTINE TRAMA 
Christine Chubbuck è una giornalista di una piccola emittente televisiva della Florida. Ambiziosa, competitiva, ma anche ossessiva e depressa, Christine non riesce a gestire le pressioni che le arrivano dai vertici del canale e dalla redazione, ma soprattutto non riesce a integrarsi in un sistema che cambia, in cui le notizie non sono più al servizio del cittadino, ma spettacolarizzate a uso e consumo commerciale del network. Giornalismo che cambia, proprio nei giorni più caldi dello scandalo Watergate, costante sottofondo degli ultimi giorni di vita di Christine, che decide di dare come ultima notizia quella della sua morte in diretta.

ELLE CAST 

Antonio Campos, regista di grande talento con appena tre film all’attivo, è riuscito a trovare in Rebecca Hall la sua perfetta Christine. L’attrice, che ricordiamo in The Town di Ben Affleck e Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen, si cala nel ruolo magnificamente, trasmettendo una sensazione di costante disagio esistenziale allo spettatore, che era esattamente ciò che la parte necessitava. Davvero eccezionale, e non sarebbe una sorpresa una nomination agli Oscar di quest’anno. Attorno a lei troviamo molti caratteristi di ottimo livello e soprattutto una vecchia conoscenza, il nostro caro amico Dexter Gordon, ovvero Michael C. Hall, nei panni di un azzimato anchorman.

CHRISTINE RECENSIONE 
Campos è affascinato dal potere dell’immagine, soprattutto delle sue nefaste conseguenze nella contemporaneità dominata dalla digitalizzazione e dal bombardamento mediatico. Lo aveva trattato in maniera drammatica e intelligente con il suo esordio Afterschool, ci ritorna qui, adattando agli anni Settanta le odierne deleterie dinamiche dei social media. Quella di Christine è solo apparentemente una storia di alienazione, in realtà è quella di un disagio esistenziale nei confronti della trasformazione dell’informazione, in cui la notizia diventa strumento per la celebrità di chi la fornisce al pubblico. Non a caso il contrappunto sono i continui aggiornamenti sul Watergate, citando anche apertamente Bob Woodward, uno dei due giornalisti del Washington Post che scoprì e indagò sullo scandalo, come modello da seguire. La tragica parabola umana di Christine racconta l’inizio della fine del giornalismo come era una volta inteso, nel momento in cui la trasformazione ha inizio e la notizia stessa subisce una sofisticazione. Lo avevano capito Billy Wilder e I.A.L. Diamond negli anni Cinquanta con L’asso nella manica, e le cose sono peggiorate con l’avvento delle nuove tecnologie. Il dolore di Christine non è solo quello di una donna problematica, ma anche quello di una professionalità destinata a sparire, soppiantata da mediocrità, arrivismo, competizione spietata tesa all’apparire. E a chi manca la faccia, senza specificarne il tipo, la guerra è persa prima ancora di cominciare. Campos è abilissimo nel costruire il rapporto dello spettatore con Christine proprio in questo senso. Arriviamo quasi a disprezzarla, prendendola per una povera pazza. Finché non capiamo che forse i pazzi sono altri. E che Christine in fondo la continuiamo a uccidere anche noi ogni giorno. A colpi di like.

CHRISTINE TRAILER

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