«Ho restituito un portafogli ma non sono un eroe, ho fatto quello che era giusto fare»

di Redazione | 21/11/2016

ambulante marocchino

Ha percorso 40 chilometri da Lecce a Maglie. Solo per restituire il portafogli, smarrito, al suo legittimo proprietario, l’imprenditore Carlo Merenda. Questo il gesto di Abdul, ambulante marocchino che oggi, intervistato da Repubblica, spiega come non si senta un eroe ma bensì una persona che ha fatto un gesto civile, normale.

«Ho trovato a terra un portafogli e l’ho portato al suo proprietario, non capisco il motivo di tanto stupore: se una cosa non è tua devi restituirla». Dietro alla bancarella del mercatino di Lecce, il quarantenne marocchino Abdul scuote la testa e sorride. Per l’ennesima volta racconta la storia del portafogli trovato a terra vicino alla villa comunale e restituito all’imprenditore salentino Carlo Merenda,
dopo aver percorso 40 chilometri e setacciato la cittadina di Maglie palmo a palmo pur di trovarlo.
Abdul, immaginava tanto clamore?
«Non lo capisco ancora adesso, ho fatto ciò che dovrebbe fare chiunque. Mentre tornavo dal market e andavo verso la
moschea, ho notato il portafogli a terra, l’ho aperto, ho visto che conteneva denaro, ho cercato la carta d’identità su cui
era scritto l’indirizzo della persona che l’ha perso e ho deciso di restituirlo».
Senza pensare, neppure per un attimo, di prendere i soldi e buttare il portafogli o di restituire solo i documenti?
«Perché avrei dovuto? La nostra religione è chiara: Dio dice che quando trovi qualcosa se sai di chi è devi restituirla, se
non è di nessuno può diventare tua. Ho letto che l’uomo abitava a Maglie e sono andato a cercarlo, ho chiesto a qualche persona e poi sono arrivato al suo negozio, dove ho consegnato tutto a un commesso, che poi mi ha fatto parlare per telefono con il proprietario».
Che l’ha ricompensata per il suo gesto. Ci sperava?
«Io non sapevo neanche chi fosse quell’uomo. Lui mi ha ringraziato tanto per telefono quando ha saputo che avevo trovato il portafogli e non avevo preso nulla, poi ha voluto incontrarmi e mi ha dato del denaro per la benzina che avevo consumato. Ha anche detto che mi aiuterà a trovare lavoro in una delle sue aziende, come operaio o magazziniere. Io so fare tante cose e la fatica non mi spaventa, se mi darà fiducia non lo deluderò».

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Qui il ringraziamento di Carlo sui social, il post ha reso questa storia virale:

«Guardi – ha spiegato Abdul a Chiara Spagnolo su Repubblica – non voglio essere considerato un eroe, non è proprio il caso. E poi io qui sto benissimo. Lecce è una città ospitale, non ho mai avuto problemi o percepito intolleranza. Anche negli ultimi anni, in cui si guarda ai musulmani con maggiore sospetto a causa del terrorismo, qui non è cambiato nulla e spero che non accada perché l’Islam vero non ha nulla a che fare con il terrorismo. Quelli sono dei pazzi, che non rispettano la nostra religione e stanno danneggiando tutte le persone normali come me che in Italia vogliono vivere in pace e onestamente».

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