Sully Clint Eastwood recensione
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TFF 34: Sully, Clint Eastwood vola nel grande cinema

SULLY –

Il capitano Chesley Sullenberger è l’uomo che ha dato ai newyorkesi un ricordo legato a un aereo che non fosse l’apocalisse dell’11 settembre. Un miracolo forse persino più grande dell’aver salvato 155 persone, compreso se stesso, da morte sicura con un ammaraggio nel fiume Hudson da manuale. Anzi no, perché se il manuale lo avesse seguito, sarebbero morti tutti. Tutti lo chiamano Sully e con questo diminutivo, grazie a Clint Eastwood, passerà alla storia l’uomo che il 15 gennaio del 2009 ha preso un velivolo dell’U.S. Airways in avaria e lo ha fatto atterrare, in emergenza (erano saltati due motori a causa di uno scontro con uno stormo di uccelli) nel fiume che bagna la Grande Mela.

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SULLY TRAMA –

E’ il 15 gennaio del 2009, il volo US Airways 1549 decolla dall’aeroporto LaGuardia per Charlotte. Dopo pochi minuti un viaggio di routine diventa un incubo: uno stormo di uccelli rompe i due motori, i due piloti sono costretti ad affrontare una situazione mai accaduta: la perdita della potenza del proprio aereo all’altitudine più bassa della storia. Possono tornare, cercare un aeroporto nel New Jersey, oppure. Oppure affidarsi a Sully, Chesley Sullenberger, 42 anni di voli e milioni di passeggeri portati ovunque, e sperare in una salvezza impossibile. Lui, che pure ha nel secondo pilota il custode di un manuale che gli fa consultare, capisce che non c’è tecnologia, procedura o calcolo scientifico che tenga, può solo contare su se stesso, sul fattore umano. Farà la cosa più difficile e più ardita, la più pericolosa. Atterrare, ammarare nel fiume Hudson. E ce la farà. Noi, quei 208 secondi di eroismo e lucida follia, di professionalità estrema e vita sospesa, le viviamo con gli occhi di Clint Eastwood che li destruttura, li frammenta, li indaga, ce li fa vivere. In 96 minuti, che trattano quei minuti incredibili e i giorni altrettanto assurdi in cui Sully, eroe per tutti, viene messo sotto processo dalla sua compagnia e dalla Commissione Trasporti.

SULLY CAST –

Lo fa consegnando a Tom Hanks la faccia ordinaria e naturalmente carismatica di Sullenberger e a un grande Aaron Eckhart quella del suo primo ufficiale. A Laura Linney il viso della moglie, discreta e amorevole, del capitano: costretta, nel momento più difficile, a far passare sentimenti, dubbi e sostegno per il filo di un telefono. E poi tanti comprimari di livello che il regista sa scegliere per quel panorama di visi, paure, tempeste emotive che permettono allo spettatore di essere su quell’aereo. Per tutti e 208 secondi. Anzi, qualcuno in più, perché con qualche pennellata sa darci anche lo spaccato di qualche vita, perché non siano solo numeri per noi.

SULLY RECENSIONE –

Non c’è niente da fare, Clint Eastwood – ci perdonerà per il paragone irrispettoso – è come un filtro di Instagram. Avete presente quei modificatori della famosa app che fanno apparire le vostre foto come capolavori di Newton o voi stessi come modelli di Armani o attori di Hollywood? Ecco, il cinema, lo sguardo, il talento narrativo del cineasta dagli occhi di ghiaccio (e dal cuore di panna, ma non diteglielo, soprattutto adesso che ha sulla coscienza la vittoria di Trump) hanno la capacità unica e sostanzialmente inspiegabile di trasformare una vicenda lineare e fin troppo banale – come tutti gli eroi che fanno la cosa giusta, non ci sono troppi lati oscuri in Sullenberg, soprattutto se si porta addosso la faccia di Tom Hanks – in un racconto epico, etico, vibrante, emozionante, complesso nella sua semplicità. Come da attore aveva solo due espressioni – col cappello e senza -, anche da regista il nostro cowboy ha un solo sguardo. Quello del sogno americano che può vivere nell’incubo ma che è più forte di tutto. Perché l’America, forse, può essere corrotta o semplicemente imbelle, come i suoi burocrati che qui fanno il loro lavoro, ma l’americano, quello vero, quello retto e che crede in sé, nel proprio lavoro e nei propri valori, quello sarà sempre un modello vincente. I suoi protagonisti, alla fine, sono sempre una sorta di sceriffi, granitici ma anche fragili, sensibili e duri e puri. Come lui, come Clint, che non accetta compromessi e scorciatoie, per lui il cinema è ancora quello di Frank Capra e John Ford. E ha ragione lui, perché rientra in quella ristretta cerchia di autori che possono raccontare storie che altri getterebbero nel ridicolo, nel grottesco, nel patetico. A Clint – come, pur in un immaginario e in uno stile diametralmente diversi a Ken Loach – credi. Lo senti dentro, non hai bisogno di un occhio critico, di fargli le pulci (chi se ne frega se le registrazioni sentite in commissione sono montate in maniera empatica), di capire che lì dentro c’è tanto cinema di altri – persino Codice d’onore – ma tanto lui lo sa far meglio. Non c’è bisogno di sezionare il film, il montaggio di Blu Murray funzionale alla narrazione e anche piuttosto furbo nel lavorarti dentro, la fotografia antica di Tom Stern, le musiche di Jacob che sono tanto belle quanto forse persino pleonastiche. E’ un lavoro, Sully, per la faccia alla Umberto D. di Tom Hanks, per il talento e il genio naturali di Eastwood, per Eckhart che come nella realtà, da prima pilota funge da equilibratore del film, da asse su cui poggiare, con quella bravura che lo fa essere camaleonte e allo stesso tempo riempire personaggi difficili. Non a caso, il cineasta gli affida l’ultima folgorante battuta. Il colpo di tacco solito alla Clint, la battuta da western, lo sparo alla Callaghan, quello di spalle. Di chi ha tutto sotto controllo, e vuole farcelo sapere. Sully è un film sul fattore umano. Non solo del capitano, la “X” che fa cambiare il risultato e salva tutti, ma anche dell’autore. Questa storia, senza Clint, sarebbe stata piatta, poco credibile, patetica. Con lui, è un gioiello che ti fa salire su quell’aereo. Titoli di coda (con i passeggeri veri) compresi.

SULLY USCITA ITALIA E TRAILER –

Il nuovo lungometraggio di Clint Eastwood, uscito in Indonesia in anteprima l’8 settembre e a ruota negli Stati Uniti (con una partenza record, per il regista, di incasso di 35,5 milioni di dollari al primo week-end, con una tenitura straordinaria negli altri), sarà nelle sale italiane il primo dicembre. Ecco il trailer, che da poco ha superato le 10 milioni di visualizzazioni (altro dato clamoroso)